Proteste in Romania 2, cronaca di un evento annunciato

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Domenica pomeriggio, scorrendo sulle pagine facebook di alcuni dei gruppi fautori della protesta, leggo che in serata è prevista un coreografico evento chiamato “tricolore umano”.

tricCondivido questa informazione sulla chat degli amici, chiamata Fellini Group –La famiglia (perchè quando si è lontani migliaia di km dagli affetti è bene farsene una anche qui), e la nostra di Bucarest è fantastica.

Qualcuno  è entusiasta di partecipare, altri un po’ meno, qualcun’altro si interroga su dove andare a mangiare.

Giustamente, l’idea di stare fermi al gelo e pure a stomaco vuoto non è delle migliori, ma una volta stabiliti gli itinerari il problema si risolve.

Raffaele vorrebbe venire ma, ahimè è troppo lontano. Andrea alla fine si mette in “modalità divano” e se ne sta a casa.

Il nostro colore sarà il blu, visto che veniamo tutti dalla zona nord di Bucarest. Scarichiamo l’applicazione  che viene suggerita dal gruppo Corupţia Ucide, soluzione preferibile al cartoncino colorato, così una mano può restare in tasca!

Il momento clou sarà alle 21. Il nostro appuntamento è alle 20,20 sotto il monumento ai Caduti dell’Aria. Marco e Zhainar sono in ritardo, è difficile trovare parcheggio. Dieci minuti di attesa sono sufficienti per rendersi conto di come sarà il resto della serata, siamo già a -7.

Sulle strade che conducono alla centralissima Piaţa Victoriei incontriamo poche forze dell’ordine, è evidente il clima pacifico. Due grossi camion della Jendarmerie, uno di fronte all’altro,  permettono l’accesso solo ai pedoni. Una misura necessaria, non sia mai detto che a qualche pazzo venisse in mente di emulare i fatti di Nizza…camion.JPG

La piazza è gremita. Sulla destra le parabole delle televisioni, giornalisti incappucciati e cameramen appollaiati sui cestelli degli elevatori.

La miscellanea dei manifestanti è molto variegata,giovani, anziani, bambini  che giocano con le bandiere e neonati nei marsupi. In Romania si va a protestare in famiglia, cani compresi quando ci sono. E’ questo il Popolo.

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Ma la maggior parte è costituita da giovani, diciamo quarantenni, ovvero quelli che hanno avuto modo di rendersi conto, magari viaggiando, che è possibile avere un paese migliore. Il dover “andare all’estero” deve restare una scelta, non un obbligo. Destini comuni.

Centinaia di volontari continuano a distribuire i fogli colorati, specificando i luoghi di raccolta, dove a manifestazione finita, dovranno essere lasciati.

I manifesti hanno slogan originali e pungenti.

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Manca poco alle 21, fa un freddo cane, nonostante i guanti ho le dita ghiacciate e non riesco a fare foto col cellulare, ghiacciato anche quello, in borsa. Per fortuna Marco è venuto munito di macchina fotografica (e calzamaglia, beato lui) e queste foto sono le sue.

Hoṭi (ladri) e demisie (dimissioni) sono le parole che rimbombano su tutta la piazza, insieme agli strumenti a percussione.

Poi alcuni segnali acustici avvertono che è arrivato il momento di azionare i telefonini, e per qualche minuto la piazza si accende di rosso, giallo e blu.

Finito questo, tutti, ma proprio tutti intonano l’inno nazionale, e sentirlo cantare da migliaia di persone provoca una certa emozione. Deșteaptă-te, române, din somnul cel de moarte, În care te-adânciră barbarii de tirani! Risvegliati, romeno, dal sonno della morte,al quale ti hanno sprofondato i barbari tiranni.

Se penso al mio, mi viene in mente solo lo stadio…

E’ arrivato anche Amato, che data l’altezza non ha faticato a trovarci, e finalmente possiamo dirigerci presso uno dei punti di ristoro, dove  giovani volontari  continuano a versare bidoni di tè gratuito nei samovar. E’ bollente,che sollievo.Ci vengono offerti anche biscotti alla cannella.

E’ ora di andare,e intirizziti torniamo tutti a casa. E già nel taxi vedo sui siti dei notiziari rumeni la foto del tricolore, un’immagine che entrerà a far parte della storia di questa nazione. C’ero.

 

 

 

Proteste in Romania

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Mentre scriviamo, nonostante nevichi, è ancora in atto una protesta che ormai dura da oltre una settimana e che vede centinaia di migliaia di persone scendere nelle principali piazze della Romania e non ( la diaspora in altre capitali d’Europa non se ne sta lì a guardare).

Il motivo di questa grande protesta è stato inizialmente l’abrogazione di un decreto  legge, discutibile, che avrebbe visto molti membri autorevoli del Governo scagionati del reato di corruzione. Un decreto legislativo firmato in un battibaleno a tarda notte. In un certo senso questo veloce sistema ci ha ricordato quello che si faceva nei tempi del comunismo, quando si andava a letto incensurati, per poi scoprirsi la mattina  colpevoli di qualche reato sul quale avevano legiferato solo poche ore prima. E la notizia veniva data direttamente dalla Securitate che veniva a prelevare i malcapitati alle prime luci dell’alba.

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Nel caso di oggi, se la legge fosse andata in vigore, molti politici avrebbero visto improvvisamente depenalizzati i loro reati di abuso d’ufficio e altri reati di corruzione.

Una beffa, per far passare questa azione come un’ inevitabile misura per svuotare le carceri, ormai troppo affollate. Come già detto in passato, il sistema penale in Romania è molto severo, si va in carcere per reati davvero minori, come la guida senza patente. Molte mamme si trovano in prigione per aver rubato per sfamare i figli. Ma accanto a questi ci sono tanti politici o persone in qualche modo importanti…Perchè se si commette un reato si finisce dritti dentro, qui!

Ma la Romania è uno dei paesi più corrotti d’Europa e la DNA (Direcţia Naţională Anticorupţie ) ogni giorno ha il suo bel da fare. Ed il popolo rumeno è un popolo che si indigna!

Ecco quello che traspare ai nostri occhi di straniere, una lezione di democrazia, da un paese che, a differenza di tanti altri, l’ha ottenuta dopo e a caro prezzo. E non intende rinunciare a questo che è l’unico strumento per aspirare a una vita migliore.

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Negli ultimi anni abbiamo visto ben tre volte proteste, quelle vere, non quelle dei social network.

Manifestazioni pacifiche, in cui sfilano anche le famiglie, mai infestate da squadristi mercenari (tranne una piccola parentesi di Ultras, qualche giorno fa, placata nell’arco di pochissimo tempo).

Nelle elezioni  presidenziali, nel 2014, alla diaspora all’estero non era stato permesso votare a causa della chiusura anticipata dei seggi elettorali. Victor Ponta sapeva di non avere molto ascendente sui quei connazionali. Il romeno ha un grande senso di appartenenza al suo paese; in molti, pur di andare ad esprimere la propria preferenza, avevano fatto viaggi lunghissimi per raggiungere i seggi elettorali. Il popolo si è indignato, migliaia di persone hanno sfilato per le strade principali per giorni , con il risultato che tutto questo scontento ha finito per…far vincere l’avversario, che stando ai risultati del ballottaggio non era favorito.

Un anno fa, dopo la tragedia del Collectiv, di nuovo proteste contro un sistema di mazzette, che impediva la chiusura di molti locali privi di sistemi di sicurezza e che in seguito aveva portato in evidenza la pessima situazione sanitaria in regime di urgenza. Ed anche qui, conseguenza della manifestazione, è stata la consegna delle dimissioni del Primo Ministro!

Quello che succederà adesso non si sa, non è un nostro argomento, per questo esistono i media, ma siccome lo scopo è quello di far conoscere la Romania, vedere un popolo, stretto sotto la propria bandiera, andare contro i poteri forti fa sorgere spontanei ed inevitabili  paragoni…

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Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

Terremoti in Romania

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In tutti i libri che raccontano la storia di Bucarest c’è sempre un capitolo sulle calamità naturali che hanno colpito la città nel corso dei secoli. Prima fra tutte il terremoto.

Non sappiamo quante guide ne parlino, e se qualcuno si preoccupi di verificare la sismicità di un paese che va a visitare. Forse dopo quelli accaduti in Italia, si è maggiormente sensibili. Una frase detta e ridetta, ma che fatica a entrare nell’immaginario collettivo, è che il terremoto non uccide, a questo pensa l’opera dell’uomo.

E se si viene a Bucarest è meglio saperne di più.

Per esempio gli ultimi due a essersi sentiti in città sono stati a settembre e alla fine di dicembre 2016, entrambi di 5.3 Richter. L’epicentro è sempre in Vrancea, la zona più sismica della Romania, i terremoti si producono in profondità (tra 60 e 220 km) e si sentono anche a molta distanza dall’epicentro (Bucarest si trova lontana 130km).

Il primo terremoto a essere stato registrato nella storia della città risale al 1681. Da allora, con una cadenza costante, in ogni secolo ce ne sono stati di media una decina di media e grande intensità. I peggiori (sopra i 7 Richter) sono stati: 1802 (magnitudo stimata tra 7.9 e 8.2), 23 gennaio 1829 (7.3) riportato nelle cronache per il fatto che moltissimi edifici crollarono ostruendo intere strade e il termomentro segnava -11°C, 1838 (7.5), 1893 e 1894 (7.1). Nel secolo scorso: 1908 (7.1), 1940 (7.4), 1977 (7.2, durato quasi un minuto) e 1986 (7.1).

Tra questi ultimi, ancora vivo nel ricordo di tutti è quello del ’77  con 35.000 case distrutte in tutto il paese mentre a Bucarest le vittime furono circa 1400.

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L’evento fu sfruttato da Ceausescu per far piazza pulita di molti edifici storici e creare una nuova città comunista sul modello di Pyongyan (bell’ispirazione!).Tutto ciò che venne edificato da quel momento fu in cemento armato e con severi criteri antisismici.

Il problema oggi è che molte costruzioni rimaste in piedi all’epoca potrebbero crollare al prossimo terremoto. A tal proposito è stata realizzata una mappa che non si limita alla zonizzazione sismica, ma elenca e classifica tutti gli edifici in base al rischio. Molte costruzioni risalenti a prima della seconda guerra mondiale e i palazzi degli anni ’60 si sono visti attribuire un “bollino rosso”, con vari gradi di rischio, a seconda delle condizioni strutturali. Sulla mappa tutti possono verificare la sicurezza di un edificio semplicemente inserendone l’indirizzo. Bucarest è la prima capitale d’Europa ad averne redatta una.

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Putroppo, non di rado, può capitare che i locali più frequentati e alla moda si trovino all’interno di questo elenco, ma attratti dalla bella musica e dalla folla si tenda a dimenticarsene. Evitate il bollino rosso!

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Nessun allarmismo, ma un consiglio a guardarsi intorno, e memorizzare sempre le uscite di sicurezza! Non solo dei locali, ma in ristoranti e hotel che siano stati costruiti prima del 1977. Nulla antecedente a quella data è stato edificato con norme antisismiche. Questo vale anche per gli incendi, altra calamità che da sempre affligge Bucarest. Una volta il motivo erano le costruzioni tutte in legno, oggi è la mancanza di rispetto delle norme di sicurezza.

Un articolo recente:

https://medium.com/@decatorevista/a-vulnerable-city-8b6016db71d

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Proprio un anno fa il terribile rogo del Colectiv durante un concerto, con 64 morti e appena tre giorni fa quello del Bamboo, la discoteca più spettacolare della città.

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Ristoranti a Bucarest

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Quando si tratta di ristoranti si ha l’imbarazzo della scelta, si mangia ovunque, e ce n’è veramente per tutti i gusti. Rumeni, italiani, libanesi, greci, turchi, giapponesi, cinesi, thailandesi ecc. Si può trovare un ristorante bellissimo e mangiare male o viceversa. Non di rado capita di trovare ottimo cibo, tornarci due settimane dopo e trovare che la qualità è scaduta. Insomma, il continuo turnover di personale non è sinonimo di garanzia.

Quindi è difficile fare una classifica e per non rischiare di vederci insultare da chi ci legge ci limitiamo a fare una  piccola lista di quei luoghi che non si possono perdere.

caru-cu-bere-autoportret-021) Caru Cu Bere – Il più bello, il più antico e ovviamente il più turistico, ma non si può ripartire da Bucarest senza esserci passati, anche solo per gustare un ottimo Papanasi, il dolce tipico rumeno, che quì è particolarmente buono. E’ sempre affollato, ma dotato di un personale veramente celere. Tra cuochi, addetti di sala, musicanti e ballerini, ci lavorano circa 170 persone.

Il sabato sera c’è lo spettacolo vero e proprio, ma occorre prenotare con largo anticipo (giorni). Il cibo è ottimo, basta solo sapere cosa ordinare, de gustibus…

Il nostro consiglio? La zuppa servita nella pagnottina e lo stinco.

18 lounge.jpg2) 18 Lounge, il più scenografico. Al 18 piano, in una delle due torri gemelle di Piazza Scanteii.

La vista è spettacolare, abbraccia tutta la città. E’ inutile sperare di catturare il panorama facendo foto, abbiamo provato tutti, meglio sedersi e godersi la vista, anche solo per il tempo di un aperitivo. Lo si gode al massimo alla sera o il sabato e la domenica. Negli altri giorni, a pranzo è frequentato dalla miriade di impiegati che lavorano in quei palazzi, sembra di essere in una mensa affollata.

Il menù è internazionale, si trova dalla pasta alle T-bone, dalle zuppe vegetariane al pesce, passando per quelle  insolite creazioni come fegato d’anatra ricoperto di cioccolato (molto particolare). I piatti vengono presentati come veri quadri d’autore, con pennellate colorate e verdurine posizionate con cura.

I dolci sono il pezzo forte. Nulla di tipico rumeno, per lo più dolci al cucchiaio veramente deliziosi.

Occhio alla carta dei vini, qui si rischia di farsi male ( alle tasche), meglio puntare su quello che offre la casa o su quelli rumeni, che sono ottimi.

excalibur3)  Excalibur, il più divertente.

In Piazza Revolutiei, di fronte al Ministero degli Interni, è la classica “locanda” medievale.

Panche di legno, camerieri con costumi d’epoca, stemmi e alabarde. Gli enormi vassoi di legno vengono portati a spalla e corredati di fiamma. Piatti e bicchieri di coccio, e al centro una ciotola con acqua e limone, perchè ovviamente si mangia con le mani. E’ davvero spassoso quando si è in compagnia, rompere un pollo e strappargli le cosce prima di addentarle.

Le porzioni sono molto abbondanti, se c’è scritto che il piatto è da dividere in quattro…è facile che ci si mangi in 6.

beraria.jpg4) La Beraria H, il più grande.

All’interno del Parco Herastrau, in megaspazio che originariamente era un mercato (si chiamava Padiglione H) è oggi la birreria più grande dell’Europa dell’Est, con circa 2000 coperti.

Dotata di palco, ospita concerti al fine settimana di cantanti famosi e non. E’ qui che abbiamo sentito suonare e cantare Emir Kusturica, che  non sapevamo  avesse una sua band.

E’ un cibo da birreria, patate fritte (superlative), wurstel e salsiccie,  veramente adatto alle fredde serate invernali.

covaci.jpg5) La Taverna Covaci, il più tipico.

Nel bel mezzo di Lipscani, centro storico e nevralgico della città, uno di quei ristoranti in cui si va per respirare il folclore locale. Arredamento e piatti tipicamente rumeni, e musicanti al sabato sera. Fortunatamente un menù fotografico a prova di bomba aiuta a capire cosa scegliere, e soprattutto cosa evitare. Da provare hamsii e mamaliguta, alici fritte e polentina, un modo tutto rumeno per gustare il pesce.

grano6) Grano, il più italiano.

Perchè no? Un ristorante italiano non deve mancare mai. E questo tra tutti è quello che più rispetta i nostri gusti. A due passi da Piazza Floreasca, nasce prima di tutto come un “negozio”.

E’infatti così che continua ad essere chiamato dai proprietari, simpatici italiani di Verona.

Prodotti italiani autentici da acquistare quando si è in crisi di astinenza di formaggi,  salumi ed altre “delicatessen”  di casa nostra. La vera leccornia? I cannoli.

E’ tra i pochi che continua a mantenere invariati i piatti tipici della cucina italiana, cosa che purtroppo accade spesso da queste parti.

Non di rado capita di trovare panna nella carbonara. Ma perchè allora continuare a chiamarla così?

Baneasa, la foresta incantata

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Nell’immaginario collettivo il bosco ha sempre nascosto un misto di fascino e paura. Non a caso, da Robin Hood a Cappuccetto Rosso, da Hansel e Gretel a Biancaneve, è sempre stato l’ambiente prediletto delle fiabe.

Trovarne uno vicino ad una città oggi non è semplice. A Bucarest è possibile, nella zona nord, a pochi minuti dal Baneasa Shopping Center, si trova il più grande spazio verde cittadino; poco frequentato dai turisti, non comparendo sulle guide, è la meta preferita di chi ama immergersi nella natura più vera e allontanarsi dal cemento

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Trovare Bucarest nei tempi passati non era cosa facile. La città era nascosta in una folta coltre verde da cui spuntavano solo le cime dei campanili e intorno ad essa, per chilometri, si estendeva una foresta che andava dal Danubio ai Carpazi, la foresta Vlasiei. Una foresta immensa (30.000 ha), antichissima (sono stati trovati resti di mammut proprio intorno a Bucarest), che oggi sopravvive nei boschi intorno alla città: Snagov, Comana, Baneasa, Mogosoaia…

Come tutte le foreste era un luogo oscuro e misterioso, ma anche fonte di cibo e di riparo. Gli abitanti di Bucarest vi si rifugiavano quando eserciti invasori mettevano a ferro e fuoco la loro città.

Una foresta come quella delle fiabe, abitata da orsi e lupi che, nei gelidi inverni di inizio Novecento, si spingevano fino alle prime case vicino al Lago Herastrau e i loro ululati si sentivano sino all’Arco di Trionfo.

Il bosco di Baneasa è un pezzo della foresta Vlasiei. E’ un pezzo piccolo purtroppo, ha attraversato due guerre, bombardamenti, e la sua legna ha riscaldato i bucuresteni nei periodi difficili. Inoltre, negli ultimi anni è stato vittima di speculazioni immobiliari, ma resta il più grande polmone di Bucarest. E’ un bosco selvaggio, fitto tanto da filtrare la luce del sole, silenzioso e abitato da cinghiali, caprioli e fagiani. E forse anche dagli elfi!

Nessun cavo elettrico o palo della luce all’orizzonte, solo energia da incamerare.

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Si possono seguire i sentieri segnati o inoltrarsi tra gli alberi, si possono noleggiare gratuitamente le biciclette e pedalare per due ore senza mai ripassare dallo stesso punto. Ogni stagione regala colori e scenari diversi; in inverno assume un aspetto magico, sembra un bosco incantato e a ogni passo, nel silenzio ovattato, si sente solo il rumore della neve che “scricchiola” sotto i piedi.

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Alla fine della passeggiata ci si può fermare, come facciamo spesso noi, nel ristorante Casa Alba, una splendida struttura del 1930, prima opera realizzata da Octav Doicescu, cittadino onorario di New York, e che fino al 1989 era uno dei luoghi più frequentati dalla nomenclatura. Prendere un te’ con una fetta di torta o gustare i tipici piatti della cucina rumena a prezzi davvero contenuti, nella crama (taverna) in inverno o sulla splendida terrazza in estate.

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per dieci anni ho accompagnato mia figlia a scuola (a 6 km da casa) e spesso rifletttevamo sulla sua fortuna. “Quale bambino milanese attraversa tutti i giorni una foresta per andare a scuola, e vede i fagiani, in città?!)

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Palatul Primaverii, la residenza privata di Ceausescu

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Chiamata così perchè situata sul Bulevardul Primaverii, nel ben noto quadrilatero abitato dai più alti membri della nomenclatura, dopo 27 anni è stata aperta al pubblico.

Del perchè in tutto questo tempo sia rimasta chiusa, resta un mistero. Pare fosse destinata ad accogliere delegazioni ufficiali, ma a giudicare dall’aspetto dismesso di questi ultimi anni, si stenta a crederci…

Per visitarla occorre prenotare il tour guidato, in rumeno  o in inglese, e specie nei fine settimana bisogna essere fortunati, i gruppi non possono essere inferiori a 5 persone o superiori a 15. Al momento è una delle attrazioni maggiori, del resto, come non essere curiosi di vedere dove il Conducator trascorreva le serate in famiglia…e che famiglia!

Dall’esterno si fa fatica a credere che vi siano ben 80 stanze, piene di arredamenti preziosi (ma terribilmente kitsch), piscina, giardino d’inverno, Spa. Una ridondante opulenza di cattivo gusto.

Fatta costruire negli anni ’60,  Ceausescu  abitò qui dal 1965 all’1989.

studioLa prima stanza del tour è proprio il suo studio, è qui che si incontrava con il suo consigliere, il generale Mihai Pacepa, prima che questi lo tradisse accettando l’asilo politico offertogli da Carter nel ’78. Ed è qui che ha deciso e firmato di non invadere la Cecoslovacchia.

A seguire, l’appartamento di Valentin, il figlio maggiore, e l’unico ancora in vita. Ha 68 anni, e lavora come fisico nucleare presso l’Istituto di fisica di Magurele.

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colazionePoi si visitano la crama, ovvero la cantina dotata di bar, dove amava ricevere i suoi ospiti, la sala da pranzo e quella della colazione. Non era un gran bevitore ed inoltre era diabetico, motivo per cui la sua alimentazione era piuttosto magra.

Quello a cui non rinunciava erano le serate nella sua sala cinema, dotata di ogni confort ed in cui era solito vedere film western, i suoi preferiti.

cinemaAl primo piano l’appartamento  di Nicu, il figlio minore, che di Bacco, tabacco e Venere aveva fatto uno stile di vita, è morto nel 1996, ufficialmente di cirrosi.  Quando si entra in quello di Zoe, sua sorella, sembra di entrare nelle stanze di Maria Antonietta, un vero spasso.

nicu zoeIl Conducator e sua moglie avevano stanze separate, o meglio c’è quella di Elena, con i suoi lussuosi bagni dai pomelli rivestiti in oro, e quella che all’occorrenza veniva divisa da entrambi i coniugi. Spesso con loro,sui divani, i loro labrador, Corbu e Sarona. In questa camera, nota che trovo davvero di cattivo gusto, piegati, come in una stanza di albergo, ci sono i loro “autentici” pigiami.

coniugiForse è proprio l’abbigliamento quello che colpisce di più in tutta la residenza. Più degli oggetti di pregio come arazzi, tappeti, lampadari, quadri e porcellane, spesso doni di grandi capi di stato come De Gaulle o la Regina Elisabetta.

Vedere i loro abiti, le loro scarpe, le pellicce, messi lì come attrazione per i turisti, da alla visita una nota di tristezza, a tutto c’è un limite.

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Superata la veranda esotica, dove un grande mosaico veneziano raffigura le 4 stagioni, si scende nella Spa. Dotata di sauna, vasca idromassaggio e doccia scozzese, essa ha più l’aria di un sanatorio che di una zona relax. Tocco finale, i loro personali saloni di coiffeur!

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Al termine di tutto il labirinto di stanze si trova l’enorme piscina coperta, sulle cui pareti un monumentale mosaico che per realizzarlo ci sono voluti quasi due anni. Qui, una mostra fotografica racconta le tappe fondamentali della vita di Ceausescu e della sua famiglia.

E’ una visita che merita, è lo specchio della sua megalomania.

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I nostalgici magazzini Victoria di Bucarest.

victoria copertinaPassano inosservati, pur stando sulla strada principale, la Calea Victoriei, a due passi da Lipscani, il luogo più turistico della città. Le sue vetrine “scacciano”piuttosto che attirare l’attenzione, sono così poco attraenti…Eppure una breve visita in questi magazzini dall’aria così triste è da fare. Una sola rampa di scale e, come in una macchina del tempo, ci si ritrova indietro di 40 o 50 anni.

E’ come entrare nella Standa degli anni ’60, provare per credere.

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Ma,saudade a parte, come tanti altri edifici di Bucarest, anche questo ha una storia da raccontare.

Sono stati progettati nel 1928, in art decò dall’architetto ebreo Herman Clejan, lo stesso che aveva progettato la villa del filonazista Maresciallo Antonescu a Predeal. Una grande amicizia tra i due,  che fece si che Clejan venisse esonerato dall’obbligo di portare la stella gialla a sei punte dopo l’emanazione delle leggi razziali.

Inizialmente chiamati Galeries Lafayette, emulando quelli  parigini (1912), si trattava del primo grande magazzino in Romania. Moderno e dotato di ascensore, sfarzoso come quello di Parigi, con colonne di marmo e ampi spazi espositivi, nulla a che vedere con i piccoli e tradizionali negozi che Bucarest aveva visto fino a quel momento.

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Accanto ad esso nel periodo interbellico si trovava l’Hotel De France, in seguito chiamato Hotel Lafayette, uno degli edifici più belli ed eleganti della Belle Epoque, e sede di una delle più famose birrerie dell’epoca, la Varful Cu Dor. Purtroppo questo palazzo se ha resistito al terremoto del’40 non ha fatto altrettanto con quello del ’77, quindi è stato demolito ed al suo posto ora si trova il moderno edificio a specchi del Financial Plaza (Torre Bancorex).

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Una superficie di 13000 mq, 5 piani in cui è possibile trovare di tutto. Profumi e souvenir al pian terreno e, a salire,  abbigliamento, scarpe, borse, mercerie, tessuti, lingerie,parrucche,pellicce, cappelli (ve ne sono di bellissimi, specie i colbacchi). Una voce a parte per gli abiti da sera, ve ne sono per tutti gusti, in Romania sono d’obbligo in molte occasioni.L’impossibilità di creare un parcheggio sotterraneo ha fatto si che non venisse trasformato in un moderno centro commerciale a km zero come Unirea e Cocor (entrambi grandi magazzini fin dai tempi del comunismo e poco distanti da qui).

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Da lussuoso emporio, nel 1948 viene nazionalizzato e chiamato Victoria, e un famoso slogan del periodo recitava ”Magazinul Victoria, 50 de magazine într-unul singur” (Magazzini Victoria, 50 negozi in uno).

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Ma la carenza di merci disponibili nel periodo del regime ha accomunato il suo destino a quello di molti altri negozi, e come si vede in questa pubblicità, qui era possibile comprare i prodotti razionati con la tessera .

E gli abitanti di Bucarest, di fronte alla scarsità di materie prime avevano finito col fare dell’ironia sullo slogan sopracitato, con “Salamul Victoria, un singur  salam în 50 de magazine” ( Salame Victoria, un unico salame in 50 negozi), in riferimento al noto insaccato romeno, che insieme alla cioccolata Rom, è tra i pochi prodotti comunisti a persistere ancora oggi sugli scaffali dei supermercati.

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Si entra per curiosità, si respira un po’ di tristezza, ma solitamente si esce felici… si fanno spesso degli ottimi affari!

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La Fondazione Parada

spett parada 2 (2)“Spesso, in riferimento a questo blog, mio figlio Paride mi accusa di mettere in evidenza solo gli aspetti positivi della Romania. Dice che scriviamo poco di quello che c’è dietro l’angolo. E’ vero, ne parliamo poco.

Questa volta facciamo di più che girare l’angolo, andiamo nei bassifondi, per raccontare che cosa succede nei sotterranei di Bucarest.”

In una fredda e piovosa sera di marzo, in compagnia dell’amico Franco Aloisio, che da 17 anni presiede la Fondazione Parada Romania, siamo andati ad esplorare il sottosuolo, a vedere, ma soprattutto a conoscere i bosketari, ovvero ragazzi che vivono nella rete di canali che si trovano sotto le strade di Bucarest.

Per chi non conoscesse questa fondazione sarebbe bene vedere il film di Marco Pontecorvo  “Parada”,  che racconta la storia del mimo Miloud , che attraverso la sua arte e un sorriso è riuscito ad avvicinare  questi ragazzi con cui la vita è stata davvero impietosa. Dopo averli avvicinati e stabilito dei contatti, è nata una rete che si presta ad offrire loro gli elementi base per il sostentamento ed in alcuni casi molto di più.

foto-19-brI documentari girati intorno alla Gara de Nord, hanno fatto il giro del mondo, per tutti si tratta dei giovani delle fogne di Bucarest, che rubano e sniffano colla. Una definizione così toglie dignità al genere umano.

Non si tratta di fogne, quelle lasciamole ai topi e agli scarafaggi. Si tratta di una rete di gallerie, estesa sotto tutta la città, attraverso la quale passano tubi di acqua calda; un sistema centralizzato costruito in epoca comunista per portare nelle abitazioni acqua e riscaldamento. Nelle sale sotterranee, dove gli addetti  alla mautenzione lavorano  in caso di guasti, molti giovani senza casa trovano riparo, soprattutto d’inverno.

Ma chi sono? Sono più maschi che femmine, hanno un’età media di 13-15 anni, e storie comuni: famiglia numerosa senza mezzi, orfanotrofio, abbandono, violenza familiare….e tutti preferiscono la strada, perché, come dice Franco, una volta assaggiata la totale libertà raramente tornano indietro, nonostante tutto.

Fanno tenerezza, si vede che cercano di ricreare una sorta di famiglia, dove i grandi si prendono cura dei piccoli, dove la solidarietà è fondamentale.

Riccardo, ha 17 anni e sta per diventare papà.” Lo voglio questo figlio” ci dice.

Bia, ha 15 anni. Da 3 vive sulla strada, da quando la madre è andata a lavorare in Grecia, e lei non ha voluto seguirla. E’ stata in orfanotrofio, poi la nonna l’ha presa con sé, ma Bia è scappata. Sembra una ragazzina all’uscita da scuola, jeans, camicia a quadretti  legata in vita, giacchino nero di pelle finta.

Il  fenomeno dei bambini di strada risale ai primi anni ’90, forse come conseguenza del famoso decreto 770 del 1966 che vietò l’aborto per incrementare il numero di nascite e creare una generazione di „uomini nuovi” cresciuti nella fede comunista. Da allora ci fu una distinzione tra i figli nati “per amore” e quelli nati “per decreto”. C’era la fame, ma si doveva prolificare…con tutte le conseguenze derivanti, e un aumento smisurato di figli abbandonati, messi nei Camin de copii (orfanotrofi).

Con la caduta del regime e il mal funzionamento dell’apparato statale, negli anni ’90 si incominciarono a vedere i primi bambini „di strada”, alcuni scappati dagli orfanotrofi, altri da situazioni familiari di degrado, povertà e violenza. E tutti venivano a Bucarest, la grande città.

Sono passati quasi trent’anni, ma il fenomeno persiste, intere generazioni sono nate in strada.

La grande città ha un fascino, ma si finisce in una giungla, una giungla di diseredati, che vivono di espedienti. Non muoiono di fame, a Bucarest è impossibile morire di fame, ma finiscono con lo sniffare colla (Aurolac), o farsi di eroina, che ora si trova a prezzi da supermercato.

parada interniLa nostra serata è iniziata nel centro diurno della Fondazione Parada, dove un’ equipe di assistenti, educatori e psicologi si occupano di molti questi giovani, offrendo loro servizi scolastici, documenti, cure mediche, oltre ai generi di prima necessità, ovviamente.

Accompagnate da Iuliana, l’assistente sociale, siamo andate a incontrare alcuni di questi ragazzini che, tra l’altro,  vivono anche  in pieno centro. Faceva freddo e pioveva, loro, spuntati fuori dal nulla, ci sono corsi incontro appena ci hanno visti e si sono presentati dicendo il proprio nome e stringendoci la mano. Per nulla intimoriti dalla presenza di  sconosciuti hanno incominciato a raccontarci che la cosa che più gli piaceva era giocare a pallone. Hanno mangiato in silenzio i panini portati da Iuliana, che tutte le sere fa lo stesso giro, poi ci hanno spiegato dove dormivano, tutti insieme, come una famiglia. Bia era l’unica ragazza.

Abbiamo capito che il lavoro che fa Parada da vent’anni non è solo portare assistenza ma offrire una speranza, quella che Miloud ha portato con l’arte circense. Per molti di loro questa diventa un lavoro,  ed è bello vedere che entrano nel circolo virtuoso di voler aiutare altri ragazzi come loro.

parada bn

Parada diffonde gli spettacoli dei ragazzi di Bucarest, che da un mondo „di sotto” escono per salire sui palcoscenici, dove si sentono protagonisti e non più vittime della totale indifferenza.

Il prossimo spettacolo sarà a Milano,  ”Parada-is”,  il 2 e 3 Aprile al Teatro Fontana.

“Intorno a mezzanotte siamo tornate a casa ognuna coi suoi pensieri, con noi c’era anche Matilde (mia figlia, che deve dedicare alcune ore al volontariato, che contano come voto a scuola). Prima di andare a dormire mi ha guardata dicendomi grazie per la buona vita e l’amore.”

E’possibile fare qualcosa per loro.

Dal 2000, a Parada si è affiancata l’Inter Campus, organizzazione con a capo Carlotta Moratti, offrendo un progetto sportivo ed educativo attraverso il calcio.

Febbraio, 2014: InterCampus  Bucarest 2014. Foto ©Franco Origlia

Franco Aloisio

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Le Terme di Bucarest, diamo i numeri!

thermeInaugurato appena un mese fa,a soli 15 km da Bucarest, e a 5 dall’aeroporto, si trova il centro termale più grande d’Europa,su una superficie di 250.000 mq. Un investimento di ben 50 milioni di Euro!Un’avveniristica struttura interamente di vetro di 30.000 mq di cui 3000 di piscine.Ci si arriva in macchina ,  taxi, oppure col servizio navetta.

Divisa in tre zone, Galaxy, The Palm ed Elysium è una vera fabbrica del relax, ma non è questo che mi ha colpita, me lo aspettavo. Quello che invece mi ha davvero sorpresa è stata la tecnologia e la cura nei dettagli.

E si vede già dall’entrata. Dopo aver pagato il biglietto d’ingresso che varia da un minimo di 39 lei (9 euro) ad un massimo di 89 (20), a seconda delle zone e del tempo, viene dato una specie di braccialetto dotato di chip, con stampato un numero di 4 cifre che corrisponde al proprio armadietto.

armad (2)Se necessario, sono disponibili armadietti con spine, o Qi, la tecnica che permette di ricaricare il cellulare col sistema ad induzione elettromagnetica.

Con questo dispositivo al polso, passato sui led, è possibile passare da un settore all’altro, o pagare gli extra (massaggi, cibo, bevande)…come sulle navi da crociera!

Un sistema di ventilazione impedisce che tutti i vetri della struttura (saune comprese) possano appannarsi. Altre ventilazioni si trovano negli armadietti, ed altri intorno alle piscine, per appendere i teli, in modo da essere sempre asciutti.

Le docce, obbligatorie prima di entrare in piscina, sono di marmo di ardesia proveniente dal Brasile.

La zona Galaxy è l’unica in cui hanno accesso anche i bambini, motivo per cui è la più frequentata. Sulle pareti, stampate ad alta risoluzione, le immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble.

toboga (2)Qui oltre numerosi toboga (1,3 km) è presente una piscina di 560 mq, in cui si alternano 6 tipi di onde, così da simulare 6 mari diversi.

Proprio qui sotto si trova il pozzo che alimenta il centro termale, trovato ad una profondità di 3100 m (come la Calea Victorei). Pare che in realtà stessero perforando alla ricerca di idrocarburi…

Qui l’acqua, trattata con ozono purificato (niente odore di cloro), viene cambiata ogni 4 ore. Chiedo lumi. Mi dicono che in profondità essa è di 85 gradi, quindi per una questione di risparmio energetico, si preferisce portare su acqua calda piuttosto che riscaldarla in loco. Quella eliminata finisce nei laghetti esterni e in alcuni impianti di depurazione. Geniale!

touch toboga (2)Un piccolo touch screen all’interno dei toboga permette di scegliere le luci e la musica che si desiderano nel tunnel al momento della discesa.

Nella zona The Palm, si è immersi in un enorme palmeto, con centinaia e centinaia di orchidee, la temperatura ricorda quella delle serate estive. Al calar del buio l’atmosfera cambia totalmente, un sistema di 4000 m di cavi assicura migliaia di piccoli punti luce con un effetto bellissimo.

palm orchidee (2)

Qui una piscina centrale permette l’accesso all’esterno attraverso una porta girevole. Fuori, Jacuzzi e docce a spruzzi caldi si alternano. E’ possibile stare immersi nell’acqua sdraiandosi su superfici da cui escono getti di acqua calda, piacevolissimo, specie di notte, sotto le stelle.

himalaia sauna (2)

Nell’Elysium, si trovano le saune, con temperature diverse e tutte a tema. L’Himalaya ha le pareti di sale rosa, Alhambra in stile moresco, Hollywood con sala cinema (proiezioni di corti da 7 minuti), Provence con aromaterapia, ecc.

calle

E dopo la sauna? Una bella doccia fredda nella stanza chiamata Calle.

Due sono i ristoranti, uno à la carte e l’altro self service. Quest’ultimo offre una bella varietà di menù a prezzi più che contenuti. Un esempio? 19,90 lei (5 euro) per un pollo tandoori e riso basmati e 6,9 lei (meno di 2 euro) per un bicchiere di vino…

rest terme (2) tandoori

Come sempre, in questi luoghi le foto sono poco esplicative. Consiglio di guardare questo video, dove oltre ad avere un meraviglioso colpo d’occhio, si assiste ad un evento simpatico. L’orchestra sinfonica di Bucarest, a sorpresa, in accappatoio e bermuda, si è esibita offrendo un breve concerto ai bagnanti….

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Il Museo dell’Aviazione di Bucarest

muzeulIl Museo Nazionale dell’Aviazione (Muzeul Aviatiei) di Bucarest, è uno di quei luoghi che nonostante la mancanza, quasi assoluta, di fondi da parte dello Stato continua a resistere.

Questo, purtroppo, è ben evidente a giudicare dal completo stato di abbandono dei velivoli parcheggiati all’esterno degli hangar. Un parco dove attrezzature, elicotteri ed aerei militari di interesse unico sembrano buttati lì in preda a ruggine e intemperie. Inoltre non vi è nessun tipo di informazione, occorre affidarsi alla rete (la propria, è uno dei pochi posti di Bucarest in cui non c’è wifi). Io ho avuto la fortuna di trovarmi in compagnia di Carlo, amico esperto in materia che ha  fornito interessanti informazioni.
antiaereacarlo E’ uno di quei luoghi, dove gli appassionati del genere possono trovare esemplari ormai unici al mondo (al pubblico).

sniperTra questi il MIG-29 (Mikoyan-Gurevich) Sniper,(nome in codice NATO Fulcrum) un vero gioiello dell’aviazione militare rumena. Cacciabombardiere di quarta generazione, è entrato in servizio operativo in URSS nel 1983, ed esportato in più di 30 paesi. I negoziati tra Romania ed Unione Sovietica ne prevedevano l’acquisto di 45 esemplari, ma di questi solo 21 hanno raggiunto il suolo rumeno, di cui i primi 4 appena qualche mese prima della rivoluzione.

mig 15Il Mig 15 (Fagot), degli anni ’50, impiegato da tutte le forze aeree appartenenti al Patto di Varsavia. Venne usato nelle ultime fasi della Guerra civile cinese, quando Mao Zedong chiese aiuti all’Unione Sovietica. L’abbattimento di un Lockheed P-38 Lightning del Kuomintang, segnò la prima vittoria di questo Mig.

In seguito ne venne fatto largo uso durante la guerra in Corea,dove per anni la partecipazione di equipaggi sovietici alla guerra di Corea fu oggetto di sospetti da parte delle forze delle Nazioni Unite, ma venne sempre smentita dall’Unione Sovietica. Con la fine della Guerra Fredda, i piloti sovietici che parteciparono al conflitto iniziarono a rivelare il loro coinvolgimento.

Gli aerei sovietici vennero dipinti con insegne nordcoreane o cinesi e i piloti indossarono uniformi della Corea del Nord o abiti civili per non svelare la loro vera nazionalità. Per le comunicazioni via radio, vennero fornite della schede con le parole di uso comune in aeronautica in coreano trascritte foneticamente e riportate in caratteri cirillici. Questi espedienti non durarono a lungo, in quanto lo stress dei combattimenti aerei portò i piloti ad usare comunemente il russo. Ai piloti sovietici venne comunque proibito di sorvolare linee aeree dove potevano essere catturati,  che avrebbe indicato un coinvolgimento della Unione Sovietica nella guerra, contrariamente a quanto dichiarato a livello ufficiale.

Negli anni ’50 i MiG-15 dell’URSS e i loro alleati del Patto di Varsavia in molte occasioni intercettarono aerei delle forze aeree NATO durante le ricognizioni nel loro territorio o vicino ad esso. Questi incidenti terminavano spesso nell’abbattimento di uno o l’altro aereo.

mig 17Ed ancora il  MiG-17(Fresco),  caccia sovietico degli anni cinquanta che trovò ampio impiego in tutte le aeronautiche del blocco socialista. Due MiG-17 ebbero il “battesimo del fuoco” il 29 luglio 1953, quando un Boeing RB-50 penetrò nello spazio aereo sovietico vicino a Vladivostok. Il Boeing fu abbattuto ed ufficialmente tutto l’equipaggio morì, ma vi furono voci che qualcuno dei piloti sopravvisse, fosse stato interrogato e poi giustiziato. I due piloti dei MiG furono decorati per l’azione.

Esso fu ampiamente esportato verso i Paesi satelliti o “clienti” degli URSS. Gli egiziani volavano con il MiG-17 durante la guerra contro inglesi, francesi ed israeliani per il canale di Suez nel 56′, contro i Dassault Mystere IV degli israeliani. Vennero usati nella Guerra dei sei giorni ed in quella del Kippur.

L’apice della carriera del MiG-17 arrivò in Estremo Oriente. Quando gli Stati Uniti iniziarono la guerra aerea contro il Vietnam del Nord, nel 1964.

L’Africa fu un altro campo di battaglia per il MiG-17, cominciando con la guerra civile nigeriana del 1969. Varie nazioni arabe erano passate al MiG-17 e così pure il governo nigeriano filo-arabo che lo utilizzò contro la regione cristiana del Biafra.

Tra gli elicotteri, oltre al Puma, è possibile ammirare un modello di  MI-8, del tipo di quello usato da Ceausescu.

elic ceaus senzaelico ceau

Per l’interno del museo, è bene avere un abbigliamento adeguato, è come una cella frigorifera,dentro fa più freddo che fuori.

Qui è possibile conoscere la storia di Hernri Coanda, nome che agli stranieri ricorda solo l’aeroporto di Bucarest, ma che in realtà è stato un vero pioniere dell’aviazione.

Il primo a costruire un aereo a reazione (Jet) nel 1910 e scopritore dell’effetto Coanda, ovvero la tendenza di un getto di fluido a seguire il contorno di una superficie vicina.

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