Terremoti in Romania

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In tutti i libri che raccontano la storia di Bucarest c’è sempre un capitolo sulle calamità naturali che hanno colpito la città nel corso dei secoli. Prima fra tutte il terremoto.

Non sappiamo quante guide ne parlino, e se qualcuno si preoccupi di verificare la sismicità di un paese che va a visitare. Forse dopo quelli accaduti in Italia, si è maggiormente sensibili. Una frase detta e ridetta, ma che fatica a entrare nell’immaginario collettivo, è che il terremoto non uccide, a questo pensa l’opera dell’uomo.

E se si viene a Bucarest è meglio saperne di più.

Per esempio gli ultimi due a essersi sentiti in città sono stati a settembre e alla fine di dicembre 2016, entrambi di 5.3 Richter. L’epicentro è sempre in Vrancea, la zona più sismica della Romania, i terremoti si producono in profondità (tra 60 e 220 km) e si sentono anche a molta distanza dall’epicentro (Bucarest si trova lontana 130km).

Il primo terremoto a essere stato registrato nella storia della città risale al 1681. Da allora, con una cadenza costante, in ogni secolo ce ne sono stati di media una decina di media e grande intensità. I peggiori (sopra i 7 Richter) sono stati: 1802 (magnitudo stimata tra 7.9 e 8.2), 23 gennaio 1829 (7.3) riportato nelle cronache per il fatto che moltissimi edifici crollarono ostruendo intere strade e il termomentro segnava -11°C, 1838 (7.5), 1893 e 1894 (7.1). Nel secolo scorso: 1908 (7.1), 1940 (7.4), 1977 (7.2, durato quasi un minuto) e 1986 (7.1).

Tra questi ultimi, ancora vivo nel ricordo di tutti è quello del ’77  con 35.000 case distrutte in tutto il paese mentre a Bucarest le vittime furono circa 1400.

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L’evento fu sfruttato da Ceausescu per far piazza pulita di molti edifici storici e creare una nuova città comunista sul modello di Pyongyan (bell’ispirazione!).Tutto ciò che venne edificato da quel momento fu in cemento armato e con severi criteri antisismici.

Il problema oggi è che molte costruzioni rimaste in piedi all’epoca potrebbero crollare al prossimo terremoto. A tal proposito è stata realizzata una mappa che non si limita alla zonizzazione sismica, ma elenca e classifica tutti gli edifici in base al rischio. Molte costruzioni risalenti a prima della seconda guerra mondiale e i palazzi degli anni ’60 si sono visti attribuire un “bollino rosso”, con vari gradi di rischio, a seconda delle condizioni strutturali. Sulla mappa tutti possono verificare la sicurezza di un edificio semplicemente inserendone l’indirizzo. Bucarest è la prima capitale d’Europa ad averne redatta una.

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Putroppo, non di rado, può capitare che i locali più frequentati e alla moda si trovino all’interno di questo elenco, ma attratti dalla bella musica e dalla folla si tenda a dimenticarsene. Evitate il bollino rosso!

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Nessun allarmismo, ma un consiglio a guardarsi intorno, e memorizzare sempre le uscite di sicurezza! Non solo dei locali, ma in ristoranti e hotel che siano stati costruiti prima del 1977. Nulla antecedente a quella data è stato edificato con norme antisismiche. Questo vale anche per gli incendi, altra calamità che da sempre affligge Bucarest. Una volta il motivo erano le costruzioni tutte in legno, oggi è la mancanza di rispetto delle norme di sicurezza.

Un articolo recente:

https://medium.com/@decatorevista/a-vulnerable-city-8b6016db71d

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Proprio un anno fa il terribile rogo del Colectiv durante un concerto, con 64 morti e appena tre giorni fa quello del Bamboo, la discoteca più spettacolare della città.

Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

Baneasa, la foresta incantata

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Nell’immaginario collettivo il bosco ha sempre nascosto un misto di fascino e paura. Non a caso, da Robin Hood a Cappuccetto Rosso, da Hansel e Gretel a Biancaneve, è sempre stato l’ambiente prediletto delle fiabe.

Trovarne uno vicino ad una città oggi non è semplice. A Bucarest è possibile, nella zona nord, a pochi minuti dal Baneasa Shopping Center, si trova il più grande spazio verde cittadino; poco frequentato dai turisti, non comparendo sulle guide, è la meta preferita di chi ama immergersi nella natura più vera e allontanarsi dal cemento

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Trovare Bucarest nei tempi passati non era cosa facile. La città era nascosta in una folta coltre verde da cui spuntavano solo le cime dei campanili e intorno ad essa, per chilometri, si estendeva una foresta che andava dal Danubio ai Carpazi, la foresta Vlasiei. Una foresta immensa (30.000 ha), antichissima (sono stati trovati resti di mammut proprio intorno a Bucarest), che oggi sopravvive nei boschi intorno alla città: Snagov, Comana, Baneasa, Mogosoaia…

Come tutte le foreste era un luogo oscuro e misterioso, ma anche fonte di cibo e di riparo. Gli abitanti di Bucarest vi si rifugiavano quando eserciti invasori mettevano a ferro e fuoco la loro città.

Una foresta come quella delle fiabe, abitata da orsi e lupi che, nei gelidi inverni di inizio Novecento, si spingevano fino alle prime case vicino al Lago Herastrau e i loro ululati si sentivano sino all’Arco di Trionfo.

Il bosco di Baneasa è un pezzo della foresta Vlasiei. E’ un pezzo piccolo purtroppo, ha attraversato due guerre, bombardamenti, e la sua legna ha riscaldato i bucuresteni nei periodi difficili. Inoltre, negli ultimi anni è stato vittima di speculazioni immobiliari, ma resta il più grande polmone di Bucarest. E’ un bosco selvaggio, fitto tanto da filtrare la luce del sole, silenzioso e abitato da cinghiali, caprioli e fagiani. E forse anche dagli elfi!

Nessun cavo elettrico o palo della luce all’orizzonte, solo energia da incamerare.

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Si possono seguire i sentieri segnati o inoltrarsi tra gli alberi, si possono noleggiare gratuitamente le biciclette e pedalare per due ore senza mai ripassare dallo stesso punto. Ogni stagione regala colori e scenari diversi; in inverno assume un aspetto magico, sembra un bosco incantato e a ogni passo, nel silenzio ovattato, si sente solo il rumore della neve che “scricchiola” sotto i piedi.

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Alla fine della passeggiata ci si può fermare, come facciamo spesso noi, nel ristorante Casa Alba, una splendida struttura del 1930, prima opera realizzata da Octav Doicescu, cittadino onorario di New York, e che fino al 1989 era uno dei luoghi più frequentati dalla nomenclatura. Prendere un te’ con una fetta di torta o gustare i tipici piatti della cucina rumena a prezzi davvero contenuti, nella crama (taverna) in inverno o sulla splendida terrazza in estate.

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per dieci anni ho accompagnato mia figlia a scuola (a 6 km da casa) e spesso rifletttevamo sulla sua fortuna. “Quale bambino milanese attraversa tutti i giorni una foresta per andare a scuola, e vede i fagiani, in città?!)

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Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.