Attenzione, c’è da spostare un palazzo

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Questo palazzo qui devi metterlo lì, quella chiesa là devi metterla qua…sembrano le note di Francesco Salvi.

E a dirigere il traffico degli edifici era l’ingegnere romeno Eugeniu Iordanescu.

Non è uno scherzo, quello di “muovere” migliaia di tonnellate su rotaie potrebbe sembrare un’impresa fantascientifica, ma in realtà è una cosa possibile, seppur poco frequente.

In Italia, ad esempio, il primo ed unico edificio ad essere stato spostato è stata una torre del ‘500, a Palo del Colle, in Puglia. Oltretutto in tempi piuttosto recenti, dato che la torre è stata traslata per poter allargare la strada statale in occasione di Matera 2019.

Curiosando in rete, ho visto che in Svizzera, una ditta altamente qualificata per questo tipo di opera, ha dislocato (a costi elevatissimi) qualche casa/villa  a Bellinzona e dintorni.

Questa pratica che a noi può sembrare poco comune, in realtà è piuttosto consueta nei paesi dell’Est Europa da tempi assai remoti.

Emmanuel Ghendel, ingegnere sovietico di origini tedesche, solo nel 1936, ha spostato 26 edifici sulla Gorky (oggi Tverskaya, una delle strade principali di Mosca).

E nel 1939, in una sola notte, è riuscito a spostare il grande complesso di Savvinsky, di 23 mila tonnellate, un record!

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Emulo di Hangel, l’ingegnere civile Eugeniu Iordanescu, viene ricordato come “il salvatore di chiese”. In tutta la sua vita ha mosso 23 edifici, di cui appunto 12 chiese, salvandole così dalla furia comunista che aveva sempre un motivo per abbatterle.

Dopo il terremoto del 1977, Ceausescu ha richiesto un’indagine sismica per individuare la zona più sicura per erigere il suo quartier generale (Casa del Popolo), e viene individuato il quartiere di Uranus, Sfanta Vineri, ovvero dove oggi si trova il Palazzo del Parlamento. Ha deciso così di demolire un’intera collina abitata da 40.000 persone, con chiese, ospedali, sinagoghe, ecc. Entra allora in scena Iordanescu, che con la sua proposta convince il dittatore che sarebbe stato più economico spostare le chiese che non distruggerle.

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E così che il 25 Giugno dell’82 la rivista Flacara riporta il seguente titolo :” Un monumento attraversa il viale”. La piccola chiesa ortodossa Schitul Macilor (1725), venne traslata di 245 m. E fu la prima di una lunga serie. Ed è solo grazie a lui che oggi queste si possono ancora visitare. Molte di esse sono dei gioielli su cui c’è parecchio da raccontare. E Ursula, su questo tema, organizza un tour davvero interessante.

chiesa schitulLa tecnica usata era quella di scavare sotto la struttura, creare un grande supporto di cemento armato e questo, una volta sollevato, veniva posizionato su rotaie.

Eugeniu Iordanescu (1929-2019)

Ovviamente, come racconta lo stesso Iordanescu su questo articolo di “The Guardian”, si trattava di una Romania comunista e isolata dal resto del mondo, motivo per cui attrezzatura e tecnologia erano esclusivamente locali. Quindi i binari e materiali erano gli stessi e si spostavano da un sito all’altro per risparmiare sui costi.

E dopo le chiese, ha spostato un ospedale, una banca e palazzi. Un intero condominio è stato spostato con tutti gli inquilini dentro, come dimostra questo simpatico video che vede lo stesso Ceaucescu assistere allo spettacolo.

Ma lo spostamento più spettacolare è stato quello realizzato nella città di Alba Iulia, dove, per realizzare il Boulevard Transilvania, era necessario abbattere un condominio di 80 appartamenti. Come si vede nelle foto che seguono, il palazzo è stato prima diviso e poi spostato da una parte e dall’altra per fare spazio alla strada. Il tempo necessario per far “viaggiare” il blocco è stato di 5 ore e 40 minuti, durante i quali gli abitanti (tranne quelli del pian terreno) hanno assistito dai balconi delle loro case.palazzi alba iulia

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La ciorba, piatto nazionale.

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Vent’anni fa, quando sono venuta a vivere per la prima volta in Romania, avevo chiesto quale fosse il cibo nazionale, cosa corrispondesse alla pasta o alla pizza. A dir la verità lo sguardo del mio interlocutore era rimasto sospeso nel nulla. E il mio pure, di conseguenza. Impossibile che non ci fosse un piatto a cui i Romeni non potessero fare a meno. La risposta, ho scoperto poi, era la ciorba!

Nel mio giardino crescevano varie piante e fiori e anche un sacco di erbacce, non era bello e ricco come oggi. Un giorno una mia vicina è venuta a prepararmi una ciorba, una squisitezza a detta sua, è uscita in giardino, ha raccolto quelle che io consideravo erbacce, e mi ha preparato una minestra. La ciorba di loboda (atrepice degli orti), una verdura che quando cuoce rilascia un liquido rosa, quindi la ciorba è rosa scuro, quasi viola. Solo guardarla mi faceva impressione! Il gusto poi, non sapeva di molto, era acquosa e un po’ acidula per via del borş, mi ha lasciata totalmente indifferente. La ciorba non era per me.

Per molto tempo non l’ho più assaggiata, la consideravo una brodaglia con verdure, la maggior parte a me sconosciute, come la ţelina, la radice di patrunjel e di păstârnac, il leuştean (sedano rapa, prezzemolo e pastinaca, levistico). Niente a che vedere col minestrone.

Ma poi ho cambiato idea, ho imparato a mangiarla, con la panna acida e il peperoncino piccante da mordere, ed è una delizia!

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La mia preferita è la ciorbă de văcuţă, con verdure e pezzetti di carne di manzo, la seconda è la ciorbă de fasole, con fagioli bianchi e costine di maiale affumicate, mentre per Stefania la migliore è quella di perisoare, con polpettine di carne.

Quella che non mangerò mai, dopo averla assaggiata però, è la ciorbă de burtă, con trippa, uova e molto aglio.

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La ciorba si mangia in ogni stagione, d’inverno scalda e d’estate disseta, ma per apprezzarla davvero vanno chiesti sia la panna acida che il peperoncino!!

I giardini segreti di Bucarest.

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Oggi è il 1 ottobre e fuori ci sono 30 gradi, ed è sempre un piacere passeggiare per le vie di Bucarest con le belle giornate. Vado nel mio luogo preferito di quando mi va di stare in solitaria, il mio giardino segreto. Non è niente di che, è un piccolo angolo verde, recintato con si o no 5 panchine, ma è la pace che lo contraddistingue. Due oggetti sono indispensabili per completare il quadretto: il mio kindle e il tremendo caffè preso dalla macchinetta all’interno della….eh no! Se lo dico non sarà più segreto. E’ un caffè tremendo, quello che Ursula definisce “la broda”, ma è il magico potere della location che lo rende bevibile. Come la pizza surgelata sul divano davanti alla tele!
Ma torniamo ai giardini segreti, una delle particolarità che questa città offre. Per fortuna, il fatto che siano “segreti”, ovvero non pubblicizzati dappertutto, li rendono ancora posti speciali, non eccessivamente frequentati, soprattutto dalle mandrie di turisti che sempre di più affollano questa città.
La cosa stupefacente è che sono immensi, in pieno centro, magari alle spalle di cadenti palazzi, o dietro recinzioni che sembrano quelle di un cantiere.
Si entra, si gira l’angolo, lasciandosi alle spalle traffico, clacson, autoambulanze e polizia e come d’incanto…il tempo si ferma! Si entra in giardini, se non addirittura in foreste dove le persone sono immerse nelle attività più disparate.
Arredate con tavoli e sedie, amache, grandi puff, in una magia di colori che ricordano le vacanze. Chi lavora al pc, mamme con bambini, chi, come me, mentre beve limonata (bevanda tipica rumena) ama guardare le persone come fossero quadri animati. Chi organizza feste di compleanno. E’il regno degli hipster e dei creativi!
gradina-edenIl Gradina (giardino)Eden, sulla Calea Victoriei, si trova a ridosso del Palazzo Stirbei, una costruzione neoclassica caratterizzata da 4 cariatidi sulla facciata. Non credo che ci sia l’insegna, si varca il cancello e…ci si ritrova in un’isola esotica! E una vasta gamma di succhi freschi e centrifughe contribuiscono al disintossicarsi dalla vita cittadina.
amacheIl Gradina Dorobanti, sulla Calea Dorobantilor. La prima volta che ci sono entrata, per sbaglio, mi è sembrato di sognare. C’era una porta di lamiera! Un paradiso che quando è chiuso è nascosto da un cancello di lamiera che mai lascerebbe immaginare cosa si trova all’interno.
bottiglieAnche qui (non a caso è lo stesso proprietario), una foresta con al centro un bancone bar con sopra tante bottiglie che pendono dal soffitto con delle corde. Di nuovo amache e relax totale.
fruttaDue luoghi spettacolari.
E continuando a parlare di luoghi poco conosciuti, non posso non menzionare quello che è il “luogo segreto”per eccellenza. Qui è stata fatta la scelta di non pubblicizzarlo da nessuna parte. Solo passa parola, e nonostante ciò è impensabile di andare senza prenotazione, si rischia il viaggio a vuoto.

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E’ il caso della Ceainaria Infinitea, una sala da tè meravigliosa. si trova nel quartiere Cotroceni, quindi anche fuori mano. Ma è la riprova che se una cosa merita, le distanze non solo non spaventano ma servono a “scremare” la clientela. Il cream tè, il vero tè all’inglese (con pasticcini dolci e salati) serviti nel più classico dei modi in una cornice da favola.

 

saletteUna casa antica, ma anche qui, dall’esterno nulla lascia presagire cosa si trova all’interno. Si fanno le scale e ci si ritrova in salette arredate con mobili antichi (interbellico), libri e porcellane d’epoca. Stanze calde, accoglienti, e poi l’esterno! Tavoli e sedie in ferro battuto turchese in un giardino su due livelli.
Ma è inutile che continuo, le immagini e il video, parlano da soli.

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Dracula…storie di sangue

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Romania uguale Dracula. Una leggenda che continua a portare in questo paese migliaia di turisti,  e che ogni giorno vanno ad intasare le strette scale del Castello di Bran. Ma qual’è la relazione tra Vlad l’impalatore e il conte vampiro di Bram Stoker?

Il merito di aver scoperto l’identità che si celava dietro il protagonista del romanzo è di due studiosi di storia del Boston College, Raymond T. McNally e Radu Florescu, autori di Storia e Mistero del Conte Dracula, un interessante libro che ho appena finito di leggere.

McNally, americano,  è stato professore di storia russa e dell’Europa dell’ Est con la passione della letteratura horror e Radu Florescu, rumeno, direttore dell’East European Research Center e già consigliere di Ted Kennedy sulle questioni dell’Europa orientale.

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Radu Florescu , 1925-2014

Durante un soggiorno a Bucarest, negli anni ’70, sorseggiando una palinka, convinti che dietro il protagonista di Stoker e i numerosi riferimenti alla Transilvania ci fosse ben oltre la pura immaginazione, i due decidono di imbarcarsi in questa ricerca. Iniziarono così viaggi ed approfondimenti in archivi e biblioteche dell’Europa dell’Est. E  solo dopo aver ritrovato i diari e i taccuini di Stoker, giunsero alla conclusione che lo scrittore si ispirò a Vlad Tepes e alle tradizioni vampiresche transilvane. Ma chi era realmente il sanguinario principe che tanto ha affascinato lo scrittore irlandese? Un machiavellico sovrano, crociato e stratega militare o una persona crudele che si beava nel vedere il sangue dei suoi convitati?

Vlad III di Valacchia fu il secondogenito di Vlad II ( fatto membro dell’ordine del Drago dall’Imperatore del Sacro Romano Impero Sigismondo). Da qui figlio di”Dracul”, che significa drago ma anche diavolo. Il giovane Vlad e suo fratello Radu Cel Frumos (ovvero Radu Il Bello,e pare che lo fosse davvero), poco più che bambini,vengono lasciati in ostaggio dal padre in dimostrazione della sua lealtà ai Turchi,e trascorrono molti anni nella fortezza di Egrigoz, in Asia Minore. Questo soggiorno forzato, senza dubbio contribuì alla sua formazione, dotandolo sicuramente di una buona dose di “cinismo bizantino”.

Inoltre il contesto storico, trattandosi del “buio”Medioevo,  ha avuto la sua importanza vedendo il dilagare di sistemi punitivi assurdi. La stessa Chiesa, con la Santa Inquisizione non concesse sconti riguardo a torture…

Quindi, tutto sommato, un “impalatore seriale”, forse all’epoca poteva pure passare inosservato.  Ma, questa la grandiosità della ricerca dei due americani, la leggenda di Vlad Tepes, parte dalla pubblicità negativa della sua epoca.

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Molti monaci cattolici tedeschi, fuggirono dalla Transilvania a causa del brutale tentativo di Dracula di eliminare le istituzioni cattoliche e confiscare loro le ricchezze. Quale miglior vendetta che raccontare, ingigantire e divulgare e quindi diffamarlo? I Pamphlet sassoni diventano i bestsellers dell’epoca. E la concomitante invenzione della stampa ne aumenta la produzione, diventando così tra le prime pubblicazioni a carattere non religioso. Un’opera che rappresenta il più completo resoconto coevo di Dracula è La storia di un pazzo sanguinario di nome Dracula di Valacchia(1463), di Michel Beheim, conservato all’Università Di Hidelberg. Ma molti altri pamphlet, anonimi, sono stati ritrovati a Norimberga, Lubecca, Augusta, Amburgo, ecc. Spesso sono corredati di incisioni in cui viene raffigurato il principe che banchetta tra gli impalati.

In tutti gli episodi narrati Vlad, uccide, taglia, impala, smembra, e cuoce le sue vittime.

La cosa curiosa è che accanto a questi racconti tedeschi, parallelamente, in  Russia vi è una grande produzione di manoscritti che narrano (più o meno) gli stessi aneddoti di Dracula, ma con punti di vista differenti.

Il più antico di essi si trova nella Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo, si tratta de La storia di Dracula (collezione Kirillov-Belozersky). Redatto nel 1490 dal monaco Efrosin, questi scrive di averlo copiato dal racconto di Fedor Kurytsin, un diplomatico russo che si trovava presso la corte ungherese qualche anno prima. Qui,a differenza della versione tedesca, Dracula viene descritto come autocrate “crudele ma giusto”, con azioni feroci, ma necessarie per il bene dello stato. Doveva adottare misure forti non solo contro gli invasori turchi, ma pure verso gli aristocratici boiari.

Ai libelli truculenti si sono aggiunte le tradizioni contadine transilvane, dove il vampirismo è ricorrente. Vlad Tepes, il cui nome poteva finire nell’oblio come tanti altri signori della guerra di quel periodo, e’  stato quindi riportato alla luce da Bram Stoker  alla fine del XIX secolo.

Ma esiste una stirpe? Pare proprio di si. Radu Florescu ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla ricostruzione del suo albero genealogico, pubblicando Dracula’s Bloodline e dimostrandone la discendenza.

Il sangue dei Drăculești continua a scorrere nelle vene dell’amico  Radu Florescu jr. che,  a differenza dell’ antenato,  i suoi convitati li tratta molto bene, nella sua bella casa con vista Arco Di Trionfo.

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Radu Florescu jr

 

La Scuola Italiana di Bucarest

Tina Savoi, direttrice della Aldo Moro, può cantar vittoria: la scuola italiana di Bucarest ha finalmente l’aspetto di una vera scuola. Dopo 28 anni passati all’interno di una bellissima villa d’epoca, con grandi sale e soffitti decorati, ma non proprio adatta a una struttura scolastica, l’anno  2018-19 è incominciato nella nuova sede di strada Sf. Stefan.

La scuola, chiamata Aldo Moro nel 1978 in onore dello statista, è paritaria (riconosciuta dallo Stato italiano) e comprende elementari, medie, oltre a una scuola dell’infanzia. Dal prossimo anno si inaugura anche un Liceo Linguistico, con già 15 iscritti. L’edificio ha 3 piani, una palestra, una sala mensa, una biblioteca e un grande cortile

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La Aldo Moro è frequentata al 20% da Italiani,18% da Romeni,  60 % Italo-Romeni, e 20% altre nazionalità.

Ci sono quattro ore settimanali di Inglese (che viene insegnato sin dalla scuola dell’infanzia), e il Romeno viene insegnato dalla seconda elementare.

I 110 alunni dell’anno in corso possono accedere anche ad attività pomeridiane come: chitarra, piano, arti marziali, yoga, fisica applicata, logica matematica, inglese intensivo e altre lingue a richiesta. Mentre per i genitori vengono organizzati incontri tematici, come: il bullismo, il valore dei no. Una volta al mese è aperto un cineforum, anche per i genitori, mentre per le mamme ci sono corsi di ginnastica e di lingua romena.

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La storia della comunità italiana di Bucarest ha più di cent’anni.

Alla fine dell’Ottocento contava circa 800 persone di varia estrazione sociale: operai, piccoli negozianti, qualche industriale, maestri di musica, architetti, ingegneri e imprenditori. Nel 1901 viene fondata la scuola Regina Margherita (elementare, pubblica, mista, diurna con 230 alunni e 11 insegnanti), col contributo del più eminente personaggio italiano dell’epoca, Luigi Cazavillan. La scuola si mantiene grazie alle sue donazioni, al contributo degli allievi, a sottoscrizioni pubbliche e a un piccolo sussidio del Governo Italiano.

Così Cazavillan promuoveva  la sua apertura, sul quotidiano Universul:“La Scuola Italiana per ragazzi e ragazze inizia i corsi il 1 Settembre. I corsi obbligatori sono: lingua italiana e romena, secondo i programmi ministeriali; lingua tedesca, francese, e pianoforte sono facoltativi. La scuola materna accoglie bambini dai 4 ai 7 anni. La tassa scolastica è molto bassa. In ottobre la scuola si sposterà nel nuovo edificio, costruito conformamente alle esigenze igieniche e pedagogiche, aule per i corsi, palestra….”

Luigi Cazavillan era un garibaldino, arrivato in Romania nel 1877. Giovanissimo combatte contro gli Austriaci in Trentino, lui è di un paese vicino a Vicenza. Si sposta in Francia e poi nei Balcani dove lotta a fianco ai Serbi contro i Turchi. L’anno seguente chiede di schierarsi a fianco dei Romeni nella guerra russo-turca ma la sua domanda non viene accolta perché le leggi romene non consentono l’arruolamento di stranieri nell’esercito, partecipa comunque alla battaglia della Plevna come corrispondente di diversi giornali italiani; finita la guerra si stabilisce in Romania.

Nel 1884 fonda il quotidiano Universul. Il giornale diventa il più letto del Paese, con 80.000 copie vendute ogni giorno e un prezzo contenuto, grazie alla vendita di spazi pubblicitari; il primo in Romania. Piace anche la sua imparzialità politica.

Nel 1901 partecipa alla fondazione della prima scuola italiana.

Col tempo le sedi cambiano,  ma la scuola italiana non chiude mai, neanche negli anni del comunismo. La nostra cultura continua a essere insegnata alla  Aldo Moro, punto di riferimento per la comunità italiana di oggi.

Gradina Vlahiia, un angolo di Maramures in Valacchia

titolo 0.jpgNon amo usare il blog per pubblicizzare le attività commerciali. Amo invece trasmettere le sensazioni di fronte alle cose che mi piacciono o non mi piacciono. Ma ci sono dei luoghi e delle vicende che meritano di essere conosciuti. In più, ho sempre avuto un debole le storie di successo. Beh! Mi pare che gli elementi ci siano tutti per parlare di Gradina Vlahiia, un incantevole complesso turistico a soli 20 km da Bucarest (e non lontano dalle terme), in cui grazie all’inventiva di Cristian Dumitrescu, è possibile “assaporare” quella che secondo me è la regione più bella della Romania, il Maramures.

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Ho incontrato Cristian tra i tavoli del ristorante, una domenica a pranzo, e con un italiano perfetto mi ha raccontato tutto.

cristian-dumitrescu-gradina-vlahiia-laszlo-raduly-newmoney-840x600Cristian nasce a Fagaras. Negli anni ’70 sceglie la libertà, e chiede di avere il passaporto per poter lasciare la Romania e raggiungere suo fratello in Italia. Questa richiesta non gli permette di terminare gli studi, viene espulso dalla facoltà per “parassitismo”. Ma, come tutte le persone lungimiranti, ne vede il lato positivo, ovvero la possibilità di avere più porte aperte davanti a sè. Dall’Italia, con in tasca solo 60 dollari, raggiunge il Canada. Qui, non conoscendo la lingua, inizia lavando piatti o lavorando nei bar. Dopo aver imparato l’inglese trova impiego come tecnico designer di giorno e alla sera continua a lavorare nei bar.

Negli anni 80′ viene assunto dall’IBM. In quegli anni nessuno in Romania aveva mai visto un computer. Diventa programmatore e dopo poco fonda la sua prima compagnia.

Dopo aver sentito alla CNN della rivoluzione, capisce che è arrivato il momento di tornare a casa. Trova un paese affamato di sviluppo e tutto da progettare e ricostruire. Fonda la A & C International e diventa Il distributore rumeno di AUTOCAD, Bingo! Viaggiava su cifre da capogiro, ma nel 1993 inizia a pensare di utilizzare i guadagni venuti dall’IT per realizzare il suo sogno bucolico: ricreare il paesaggio della sua infanzia.

casettaPer farlo inizia ad acquistare terreni e chiedere permessi (l’attività più rognosa in Romania). Vende le sue proprietà. Vende una Maserati per acquistare un trattore, uno scavatore, ecc.

Compra, smonta e rimonta 4 case di legno del Maramures. Una di esse ha 200 anni. Colleziona oggetti della tradizione contadina rumena e ne fa un museo. Costruisce una chiesa di legno, dove all’interno ci sono splendide icone originali. Inizialmente voleva fare tutto questo solo per se e per i suoi amici. Conservare le cose belle della sua famiglia e della sua terra. Oltre tre milioni di euro, senza mai chiedere prestiti.

La tenuta è cresciuta negli anni, ha aggiunto cavalli, pony e maiali Mangalita. Ha realizzato un laghetto ed ha aperto le porte al pubblico.Ha piantato 400 alberi da frutto, ha costruito due serre. Tutto rigorosamente bio per i suoi clienti.

Il risultato di tutto questo è un luogo fantastico dove trascorrere ore o giorni immersi nella natura.

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Dormire nelle case di legno del Maramures è un’esperienza assolutamente da fare. Arredate con cura rispettando la tradizione, facendo attenzione anche il più piccolo dettaglio. Da qui è possibile fare escursioni in carretto, slitta o barca nel vicinissimo lago di Snagov (e vedere la tomba di Dracula).

E il cibo? Cristian ama l’Italia e nella sua “casa dei giochi” si vede la sua passione per la buona cucina italiana, e nel menù, accanto ai piatti tipici della tradizione rumena spiccano pizze, lasagne, e altre delizie di “noiantri”!

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E il Gerovital?

gero prodottiQuattro anni di blog e non abbiamo ancora parlato del Gerovital…forse è grave, visto che è tra le eccellenze dei prodotti rumeni e che è conosciuto in tutto il mondo. A questo si aggiunge che ogni volta che torniamo in Italia le nostre valigie strabordano di questa linea cosmetica, siamo diventate delle “spacciatrici” di Gerovital tra le amiche (e amici) che continuano, a ragione, a farne gran richiesta. Prima o poi ci fermeranno in aeroporto….

Ma cos’è?

aslanNegli anni ’50, Ana Aslan, medico romeno, scopre la formula della vitamina H3, un prodotto basato sulla procaina, che fino ad allora era conosciuta solo come anestetico locale, e realizza che quest’ultima poteva essere usata per combattere le malattie degenerative della vecchiaia.

 

L’esperimento più eclatante si verifica su un paziente ultracentenario che dopo quattro anni di trattamento vede sparire il tremore agli arti, riacquista la capacità di camminare autonomamente, e gli si ripigmentano i capelli bianchi.

La scoperta porta in Romania, negli anni ’60, “turisti” celebri da tutto il mondo, tra cui Pablo Neruda, Salvador Dalì, Charles De Gaulle, Indira Gandhi, Charlie Chaplin, il generale Franco, Claudia Cardinale, Aristotele Onassis, Mao, Breznev, Tito, Pinochet, Kirk Douglas (che ha appena compiuto 102 anni!) i Kennedy, ecc, tutti ospiti della clinica di Ana Aslan.

Ora quanto di vero ci sia nell’elisir ai fini dell’invecchiamento non si sa. La clinica esiste ancora ed è in prossimità dell’aeroporto di Otopeni.

Pare che il brevetto per le fiale iniettabili sia stato acquistato dalla Sanofi-Aventis e prodotto dalla Zentiva (Rep. Ceca), motivo per cui in Romania non si può acquistare da nessuna parte, solo online.

Ma accanto a questa linea farmaceutica, esiste quella cosmetica (chiaramente senza parabeni), tutt’ora prodotta in Romania, dalla Farmec a Cluj, che abbiamo provato sulla nostra pelle (e non è una metafora). Dopo anni di esperienza possiamo dire quali sono, secondo noi, gli articoli migliori.

Un suggerimento, non comprate questi prodotti in aeroporto, il rischio è di pagarli il triplo. Meglio comprarli in qualsiasi supermercato o nei negozi Gerovital che si trovano nella maggior parte dei centri commerciali. In questi ultimi occorre fare attenzione, qui c’è più scelta e per ogni linea maggiori opzioni, incluse quelle professionali e più sofisticate a prezzi alti ed equiparabili alla maggior parte dei brand europei.

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I risultati migliori si raggiungono con la linea chiamata H3 Evolution, riconoscibile dalla scatola color prugna. Tra questi la Cremă antirid intens hidratantă SPF 10 è la nostra preferita. Ottima come crema da giorno e base per il trucco.

 

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A seguire, la cremă luminozitate şi hidratare (illuminante), fantastica, e a volte non necessita di ulteriore make up.

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo consiglio, la Cremă CC SPF10 Premium Care, della gamma Derma plus, scatola nera. Definirlo CC è riduttivo, date le potenzialità, paragonabile al No Make up di Perricone ( il non plus ultra). E’ disponibile in un unico colore, perché una volta messo, copre, corregge ed uniforma la pelle.

 

Ovviamente il Gerovital non fa miracoli! Non elimina le rughe, del resto nessun cosmetico elimina le rughe. Ma idrata e ricompatta la pelle dandole veramente un aspetto migliore, luminoso e giovane.

Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.