A Bucarest non c’è niente da vedere.

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A Bucarest non c’è niente da vedere?

Sembra essere un titolo provocatorio volto a contrastare i soliti pregiudizi e stereotipi che spesso si hanno su questa città. Invece no, è un giallo, anzi un noir. Tutto ambientato a Bucarest nei giorni nostri.

L’autore è Federico Collesei, da sette anni docente di lingua italiana in un liceo bilingue, e con la curiosità che contraddistingue noi italiani, ha osservato ogni giorno le varie situazioni, e contraddizioni , di questa città.

Il racconto narra di un omicidio a cui assiste casualmente il giovane Paducel. E l’ispettore Razvan, attraverso le molte ombre di Bucarest, conduce le indagini fino alla fine. Una storia in cui è stato capace di inserire in maniera naturale e diretta la Storia, quella che la Romania cerca di scrollarsi di dosso, ma che resta ancora viva nelle abitudini.

Quando si parla di narrativa rumena, intendo quella tradotta, quindi accessibile a tutti, spesso si  incontrano le solite tematiche rivolte al passato. A questo aggiungo, almeno per la mia esperienza, una sintassi e dei contenuti che richiedono “l’obbligo di transito con catene”, volendo usare una metafora…

Eppure ci sono parecchi giovani e frizzanti autori che meriterebbero di essere tradotti.

Non è facile trovare un testo (in italiano) che descriva la società attuale rumena, dove alla dittatura si è sostituito prepotentemente il consumismo, senza passaggi intermedi. Una società divisa tra ombre e parvenu, nella quale regna incontrastato il mito della BMW (Beeemmve).

Credo che l’autore abbia fatto tesoro delle voci dei ragazzi con i quali quotidianamente ha a che fare. Nipoti, più che figli, della Rivoluzione. E sottolineo il riferimento ai nipoti, in questo paese dove la figura dei nonni ha un ruolo molto significativo. Il grande fenomeno migratorio ha portato questi ultimi in molti casi a sostituirsi ai genitori.

Tutto si svolge intorno al Parco Kiseleff, sotto l’occhio attento del Monumento degli Eroi dell’Aria (Eroilor Aerului), che nel racconto risulta avere un valore simbolico. Come pure lo hanno i corvi, i cani randagi, i bosketari (i ragazzi che vivono nella rete di canali sotterranei), e tutti insieme danno forma ad uno scenario quasi fantastico, piacevolmente surreale….ma non voglio aggiungere altro. Merita di essere letto.

“La lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno”, diceva il drammaturgo De Croisset, in altri tempi. Ora viaggiare è facile, ma non sempre si riesce a cogliere l’anima dei paesi che si visitano. La narrativa aiuta!

Il testo, edito dalla ExCogita, è stato presentato alla Fiera del Libro di Torino 2017, e selezionato da MasterBook, Master di specializzazione dell’ Editoria promosso da IULM.

Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

 

 

 

Fernando De Cruciatti – Nemo propheta in patria

7. Manuela e Fernando Poco prima di trasferirmi in Romania, la mia amica Manuela mi raccontò del suo bisnonno Fernando (Dino) De Cruciatti, il quale dopo aver abbandonato la carriera di attore si era recato a Bucarest.

Di lui in seguito si è saputo poco e nulla, tranne che era rimasto in questa terra straniera per circa 10 anni e che si era dato alla regia teatrale. Quindi mi aveva invitato a cercare qualche notizia a riguardo.
All’inizio, non avendo affatto familiarità con la lingua, ero riuscita a trovare solo qualche briciola e dopo poco ho abbandonato completamente la ricerca.

Ma, i casi della vita, mentre ero in coda al consolato per il rinnovo del passaporto, mi capita tra le mani una rivista in cui Jean Cazaban, un noto critico e storico del teatro rumeno, cita il regista De Cruciatti come rappresentante del teatro dell’avanguardia che ha portato in scena in questo paese pezzi del repertorio italiano come Goldoni e Pirandello, lavorando con i più grandi attori dell’epoca.

Contatto subito il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Ezio, che da quando sono arrivata qui è diventato una specie di “numero verde”al quale mi rivolgo per ogni sorta di informazione e in breve trova la strada per mettermi in contatto con Cazaban ed aprire le porte per la ricerca.

1. Fernando DicrucciatiFiorentino, classe 1889, attore ( in film accanto ad  Anna Magnani), autore, scenografo e regista teatrale, ebbe in Italia una carriera brillante ma non facile, nell’ambito di un regime fascista che non condivideva.

Inviato dal Ministero della Cultura Popolare nel 1938, doveva restare per una sola stagione, ma è poi rimasto per più di 10 anni, anni che hanno visto la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della dittatura comunista. Ha imparato la lingua rumena.

 

Ha lavorato nei teatri nazionali più grandi della Romania, Bucarest, Cluj Napoca e Iasi, riscuotendo successo non solo tra il pubblico, ma anche nella critica. Fece conoscere opere come La figlia di Iorio,nel 1939, la tragedia pastorale di D’Annunzio.

A seguire La Locandiera, Il Bugiardo e I Rusteghi di Goldoni.”Il regista è riuscito ad imporre alla sua compagnia uno stile pieno di rigore”dice Ioan Massof nell’ottavo volume del “Teatro Rumeno”.

asta seraEd ancora Questa sera si recita a soggetto di Pirandello, Mirra, tragedia in 5 atti di Vittorio Alfieri (in cui egli stesso ha realizzato i disegni delle scene) e La Guardia alla luna di Massimo Bontempelli.

Potrei continuare con il lungo elenco delle opere di cui ha il merito di aver fatto conoscere ed apprezzare  ad un pubblico straniero, ma preferisco finire con le sue parole dette molti anni fa all’età di 86 anni al papà di Manuela:” Per me vivere è gioia. A me non importa nè di mangiare nè di far niente. Potrei vivere di lumache e lombrichi, la gioia di vivere è quella che mi tiene in vita. Cerco di fare il possibile per non essere cattivo, di non fare del male. Se ci riesco, non lo so. In ogni modo faccio ogni sera un esame di coscienza, per quello che ho fatto bene e per quello che ho fatto male.E guarda che non sono praticante, ma credo profondamente in Dio. Nel mistero di Dio…Capito amico mio?”cruc anz (2)

 

 

Ramiro Ortiz, il padre della lingua italiana in Romania.

ortiz fotoPiù di una volta mi sono trovata a passare, a Chieti,dalle mie parti, in via Ramiro Ortiz, per me un illustre sconosciuto fino a pochi mesi fa. Ma ritrovando molto spesso qui in Romania il suo nome, e sapendo in seguito che era nato proprio a Chieti, la curiosità mi ha spinto ad informarmi.

Dopo essermi procurata la Commemorazione del Tagliavini del Dicembre 1948, ben 23 pagine sulla sua vita e i suoi scritti, gentilmente fornitami  dall’Università di Padova (grazie Marco!), mi trovo di fronte ad una di quelle “microstorie” nell’ambito di un gran pezzo di storia che è l’interbellico, caratterizzato dall’avvento e dalla permanenza del Fascismo.

Ramiro Ortiz è stato un professore che ha diviso la sua vita e il suo insegnamento tra Italia e Romania, che considerava entrambe “Patrie”. Titolare della prima cattedra di Lingua e Letteratura Italiana all’Università di Bucarest  e ivi fondatore dell’Istituto di Italiano di Cultura. Autore del volume di letteratura comparata Per la Storia della Letteratura Italiana in Romania, che lui stesso ha definito un libro d’amore e non di erudizione, e dell’esegesi della Divina Commedia. Ma il suo merito maggiore è stato certamente quello di aver dato ai lettori italiani la prima traduzione completa del massimo poeta rumeno: Mihai Eminescu.

Nel 1933 torna definitivamente in Italia come ordinario di Filologia Romanza nell’ateneo di Padova, pur non avendo mai aderito al Partito (a quei tempi per ricoprire un incarico pubblico era necessaria la tessera), i suoi meriti hanno costituito un’eccezione.

E poi i suoi rapporti umani, con i suoi due assistenti, Alexandru Marcu, filonazista che lo succederà nella cattedra, e diventerà sottosegretario alla Propaganda durante il regime di Antonescu, e la giovane Nina Facon, sua prediletta ed ebrea.

carteggioIl rapporto con quest’ultima è ben reso nel Carteggio di Doina Condrea Derer, ovvero lo scambio epistolare avvenuto tra loro dal 1933 al 1941.

“Carteggio”, una forma letteraria praticamente estinta, uccisa dalla posta elettronica…

Tra loro un’amicizia delicata, piena di rispetto, ma che lascia intravedere il tenero sentimento nato tra il docente e la sua assistente.

E’commovente vedere come si scusa per l’aspetto conciso delle missive (anche quando non lo erano), usando il termine “telegrafico”, ricevo mail dove alcuni, se potessero, scriverebbero direttamente in Morse…

Un’amicizia durata tutta una vita, che ha conosciuto il dramma delle leggi razziali (la giovane era venuta a Padova come collaboratrice, ma dopo la promulgazione di tali leggi dovette andare via ), e che ha visto il triste epilogo della fucilazione di Alexandru Marcu nel carcere di Vacaresti, con il comunismo.

L’amore per la lingua italiana ha legato queste tre persone, una passione che la Facon ha ben trasmesso ad i suoi allievi, facendo loro conoscere i poeti della Resistenza come Pavese, Vittorini, Morante. Un concetto ben difficile da far comprendere a giovani che vivevano la resistenza in maniera quasi passiva in quegli anni in Romania.

21 Mara ChiritescuMara Chiritescu, è stata una di loro. Ora gestisce la libreria Pavesiana, alle spalle del palazzo della Securitate. Un circolo intellettuale in cui ci si occupa di far conoscere la nostra cultura letteraria attraverso incontri ed opere tradotte.

Un luogo davvero piacevole, dove intrattenersi per un caffè ,  fare due chiacchiere “eccellenti” con la titolare e conoscere le persone interessanti che sono solite frequentarla.

pavesiana pavesiana salotto

E proprio in occasione di una di queste conversazioni, la signora Mara  mi ha  ricordato  che durante il regime, la conoscenza di una lingua straniera era considerato un veicolo pericoloso, e non sempre la traduzione era consentita dalla censura.

il nome deIl Nome della Rosa, per esempio, tradotto da Florin Chiritescu, marito di Mara, per poter essere pubblicato, nell’84, ha richiesto la soppressione di tutti i riferimenti  alla Praga del ’68. E lei stessa ha scritto una lettera all’autore in cui chiedeva il consenso a  tale cancellazione, che naturalmente è stata accettata,  per avere l’opera tradotta anche in Rumeno.

Queste persone raccontano una vera passione per la lingua italiana…e volendo citare una frase proprio di Eminescu, tanto amato da Ortiz : “Le passioni abbassano, la passione eleva”.