La Scuola Italiana di Bucarest

Tina Savoi, direttrice della Aldo Moro, può cantar vittoria: la scuola italiana di Bucarest ha finalmente l’aspetto di una vera scuola. Dopo 28 anni passati all’interno di una bellissima villa d’epoca, con grandi sale e soffitti decorati, ma non proprio adatta a una struttura scolastica, l’anno  2018-19 è incominciato nella nuova sede di strada Sf. Stefan.

La scuola, chiamata Aldo Moro nel 1978 in onore dello statista, è paritaria (riconosciuta dallo Stato italiano) e comprende elementari, medie, oltre a una scuola dell’infanzia. Dal prossimo anno si inaugura anche un Liceo Linguistico, con già 15 iscritti. L’edificio ha 3 piani, una palestra, una sala mensa, una biblioteca e un grande cortile

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La Aldo Moro è frequentata al 20% da Italiani,18% da Romeni,  60 % Italo-Romeni, e 20% altre nazionalità.

Ci sono quattro ore settimanali di Inglese (che viene insegnato sin dalla scuola dell’infanzia), e il Romeno viene insegnato dalla seconda elementare.

I 110 alunni dell’anno in corso possono accedere anche ad attività pomeridiane come: chitarra, piano, arti marziali, yoga, fisica applicata, logica matematica, inglese intensivo e altre lingue a richiesta. Mentre per i genitori vengono organizzati incontri tematici, come: il bullismo, il valore dei no. Una volta al mese è aperto un cineforum, anche per i genitori, mentre per le mamme ci sono corsi di ginnastica e di lingua romena.

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La storia della comunità italiana di Bucarest ha più di cent’anni.

Alla fine dell’Ottocento contava circa 800 persone di varia estrazione sociale: operai, piccoli negozianti, qualche industriale, maestri di musica, architetti, ingegneri e imprenditori. Nel 1901 viene fondata la scuola Regina Margherita (elementare, pubblica, mista, diurna con 230 alunni e 11 insegnanti), col contributo del più eminente personaggio italiano dell’epoca, Luigi Cazavillan. La scuola si mantiene grazie alle sue donazioni, al contributo degli allievi, a sottoscrizioni pubbliche e a un piccolo sussidio del Governo Italiano.

Così Cazavillan promuoveva  la sua apertura, sul quotidiano Universul:“La Scuola Italiana per ragazzi e ragazze inizia i corsi il 1 Settembre. I corsi obbligatori sono: lingua italiana e romena, secondo i programmi ministeriali; lingua tedesca, francese, e pianoforte sono facoltativi. La scuola materna accoglie bambini dai 4 ai 7 anni. La tassa scolastica è molto bassa. In ottobre la scuola si sposterà nel nuovo edificio, costruito conformamente alle esigenze igieniche e pedagogiche, aule per i corsi, palestra….”

Luigi Cazavillan era un garibaldino, arrivato in Romania nel 1877. Giovanissimo combatte contro gli Austriaci in Trentino, lui è di un paese vicino a Vicenza. Si sposta in Francia e poi nei Balcani dove lotta a fianco ai Serbi contro i Turchi. L’anno seguente chiede di schierarsi a fianco dei Romeni nella guerra russo-turca ma la sua domanda non viene accolta perché le leggi romene non consentono l’arruolamento di stranieri nell’esercito, partecipa comunque alla battaglia della Plevna come corrispondente di diversi giornali italiani; finita la guerra si stabilisce in Romania.

Nel 1884 fonda il quotidiano Universul. Il giornale diventa il più letto del Paese, con 80.000 copie vendute ogni giorno e un prezzo contenuto, grazie alla vendita di spazi pubblicitari; il primo in Romania. Piace anche la sua imparzialità politica.

Nel 1901 partecipa alla fondazione della prima scuola italiana.

Col tempo le sedi cambiano,  ma la scuola italiana non chiude mai, neanche negli anni del comunismo. La nostra cultura continua a essere insegnata alla  Aldo Moro, punto di riferimento per la comunità italiana di oggi.

Gradina Vlahiia, un angolo di Maramures in Valacchia

titolo 0.jpgNon amo usare il blog per pubblicizzare le attività commerciali. Amo invece trasmettere le sensazioni di fronte alle cose che mi piacciono o non mi piacciono. Ma ci sono dei luoghi e delle vicende che meritano di essere conosciuti. In più, ho sempre avuto un debole le storie di successo. Beh! Mi pare che gli elementi ci siano tutti per parlare di Gradina Vlahiia, un incantevole complesso turistico a soli 20 km da Bucarest (e non lontano dalle terme), in cui grazie all’inventiva di Cristian Dumitrescu, è possibile “assaporare” quella che secondo me è la regione più bella della Romania, il Maramures.

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Ho incontrato Cristian tra i tavoli del ristorante, una domenica a pranzo, e con un italiano perfetto mi ha raccontato tutto.

cristian-dumitrescu-gradina-vlahiia-laszlo-raduly-newmoney-840x600Cristian nasce a Fagaras. Negli anni ’70 sceglie la libertà, e chiede di avere il passaporto per poter lasciare la Romania e raggiungere suo fratello in Italia. Questa richiesta non gli permette di terminare gli studi, viene espulso dalla facoltà per “parassitismo”. Ma, come tutte le persone lungimiranti, ne vede il lato positivo, ovvero la possibilità di avere più porte aperte davanti a sè. Dall’Italia, con in tasca solo 60 dollari, raggiunge il Canada. Qui, non conoscendo la lingua, inizia lavando piatti o lavorando nei bar. Dopo aver imparato l’inglese trova impiego come tecnico designer di giorno e alla sera continua a lavorare nei bar.

Negli anni 80′ viene assunto dall’IBM. In quegli anni nessuno in Romania aveva mai visto un computer. Diventa programmatore e dopo poco fonda la sua prima compagnia.

Dopo aver sentito alla CNN della rivoluzione, capisce che è arrivato il momento di tornare a casa. Trova un paese affamato di sviluppo e tutto da progettare e ricostruire. Fonda la A & C International e diventa Il distributore rumeno di AUTOCAD, Bingo! Viaggiava su cifre da capogiro, ma nel 1993 inizia a pensare di utilizzare i guadagni venuti dall’IT per realizzare il suo sogno bucolico: ricreare il paesaggio della sua infanzia.

casettaPer farlo inizia ad acquistare terreni e chiedere permessi (l’attività più rognosa in Romania). Vende le sue proprietà. Vende una Maserati per acquistare un trattore, uno scavatore, ecc.

Compra, smonta e rimonta 4 case di legno del Maramures. Una di esse ha 200 anni. Colleziona oggetti della tradizione contadina rumena e ne fa un museo. Costruisce una chiesa di legno, dove all’interno ci sono splendide icone originali. Inizialmente voleva fare tutto questo solo per se e per i suoi amici. Conservare le cose belle della sua famiglia e della sua terra. Oltre tre milioni di euro, senza mai chiedere prestiti.

La tenuta è cresciuta negli anni, ha aggiunto cavalli, pony e maiali Mangalita. Ha realizzato un laghetto ed ha aperto le porte al pubblico.Ha piantato 400 alberi da frutto, ha costruito due serre. Tutto rigorosamente bio per i suoi clienti.

Il risultato di tutto questo è un luogo fantastico dove trascorrere ore o giorni immersi nella natura.

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Dormire nelle case di legno del Maramures è un’esperienza assolutamente da fare. Arredate con cura rispettando la tradizione, facendo attenzione anche il più piccolo dettaglio. Da qui è possibile fare escursioni in carretto, slitta o barca nel vicinissimo lago di Snagov (e vedere la tomba di Dracula).

E il cibo? Cristian ama l’Italia e nella sua “casa dei giochi” si vede la sua passione per la buona cucina italiana, e nel menù, accanto ai piatti tipici della tradizione rumena spiccano pizze, lasagne, e altre delizie di “noiantri”!

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Il Circo Sidoli

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Qualche anno fa, andando al Kaufland, mi sono trovata davanti questa strana costruzione circolare dal tetto ondulato e in cemento armato, e mi sono incuriosita.

Si trattava del Circo Globus, ovvero il circo di Stato, fatto costruire negli anni 60 per ospitare gli spettacoli circensi. Direttore della struttura, per più di un ventennio era stato addirittura Iozefini, il più grande mago e illusionista romeno, di cui in futuro mi piacerebbe narrarne la storia.

pozaGlobus (2)Ma torniamo al Globus. Se il circo in Romania ha rappresentato per molti anni una grande attrattiva per il pubblico, tanto da meritare una costruzione apposita, parte del merito va a Teodoro Sidoli, fondatore dell’omonimo circo che per oltre un secolo fu annoverato tra i più famosi d’Europa.

Fu un’altro dei tanti italiani che preferirono il suolo romeno per manifestare le proprie doti, contribuendo allo sviluppo e alla professionalità di quest’arte a metà strada tra sport e divertimento. Una figura che meritava un approfondimento, e con l’aiuto del Cedac (grazie Arianna!) e qualche rivista d’epoca sono riuscita trovare delle informazioni.

Nato nel 1830 a Novara, a 12 anni lascia la sua famiglia, che lo avrebbe voluto commerciante come il padre, per fare il cavallerizzo nel circo Gillet.

Il suo ardente carattere lo portò, diciannovenne, tra le file garibaldine, a combattere accanto al grande generale.

In seguito alla ritirata di Garibaldi, Teodoro torna a Novara, sposa Emilia Gattin e fonda un proprio circo col quale inizia una tourneè andando in Russia, Turchia ed Egitto.

Ma sceglie Bucarest per fermarsi e costruire nel 1874 il primo circo stabile, sull’angolo della Brezoianu, dove ora si trova l’Hotel Cismigiu /Birreria Gambrinus.

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Un secondo edificio venne costruito a Iasi. In questi anni il circo in Romania raggiunse dei livelli altissimi di professionalità formando artisti che portarono in giro per tutta l’Europa la fama della scuola di provenienza.

Circus-Horses-Royal-Bumain-Cesar-Sidoli-O8F-S16794Tutta la famiglia era all’altezza del nome che portava. Il primogenito Cesare pare che superasse il padre come cavallerizzo.

Suo fratello, Franzini, era un valente giocoliere che riusciva a sparare con tre revolver in contemporanea. La bella figlia Alma teneva una scuola di cavalleria. Ed ancora quattro figlie, Luisa, Serena, Medea e Clotilda, tutte amazzoni.

 

Ma come è nella triste tradizione bucurestana, nell’1884 lo stabile venne distrutto da un incendio. Alcuni pali portanti cedettero e le lampade diedero fuoco alla struttura provocando 5 morti e numerosi feriti.

AG F 20-Cesare Sidoli, 1910- fotografia autografa

Fondo Antonio Giarola-Archivio CEDAC

Due anni più tardi ne viene costruito un altro, su strada Poliţiei. In mattoni, “in stile elvetico, con una facciata monumentale, come si addice ad una capitale, e con una loggia per ospitare le altezze reali”…ma nel 1887, appena prima dell’inaugurazione il circo di nuovo prende fuoco! Teodoro muore a Galati nel ’91. Gli succede il figlio Cesare.

Bisognerà attendere il 1902 affinchè la moglie Emilia faccia richiesta per riscostruire il circo stabile di Bucarest. Ma forse quell’anno merita di essere ricordato anche per un curioso aneddoto.

Star della compagnia era il mago Kleppini, che più di una volta si era vantato di avere sconfitto il grande Houdini. Quest’ultimo, appresa questa notizia in Germania, raggiunse il circo Sidoli nei pressi di Dusseldorf, e nascosto tra il pubblico svelò la sua identità sfidando l’indomani il Kleppini. Il direttore del circo Sidoli, Reutter, preoccupato dall’esito che avrebbe avuto la vicenda, volle visionare le manette del celebre mago.

manetteTra tutte la sua attenzione cadde su un tipo a combinazione alfabetica, che si apriva spostando le lettere dei cilindri fino a formare la parola chiave, che in questo caso era proprio “chiave”. Il direttore giurò solennemente di non rivelare ad alcuno il segreto. L’indomani, il 2 giugno del 1902, in presenza di un elevato numero di spettatori e stampa, accadde una cosa curiosa. Houdini aprì la sua valigia piena di manette ed invitò l’antagonista a sceglierne una. Ovviamente, Kleppini si fiondò su quella mostrate il giorno prima al direttore, ma dopo ore ed ore di tentativi non riuscì ad aprirle.

E questo perchè Houdini aveva cambiato il codice da “chiave” in “frode”! Grandissimo.

Oltre al merito di aver “sfornato” acrobati e clown, si aggiunge quello di aver fatto conoscere al pubblico romeno, molti cantanti e concertisti italiani. Ed ancora, nel 1906, nell’edificio di Iasi, si impianta la prima sala cinematografica della Romania.

L’era del circo Sidoli termina nel 1932, anno in cui venne demolito. Da quel momento riprese a spostarsi da una città all’altra, ovunque ci fosse un pubblico disposto (sempre meno) ad accoglierlo…

E poi l’epoca del circo è piano piano finita. A gennaio del 2017, un incendio al Globus ha visto morire 11 animali, tra cui 2 tigri siberiane. Una petizione firmata in tempi record da migliaia di persone ha portato subito all’approvazione della legge, facendo diventare la Romania il 25mo paese d’Europa che proibisce l’uso degli animali selvatici nei circhi.

E il Circo Globus? Ora si chiama Metropolitan e offre bellissimi spettacoli musicali ed artistici, come questo scenografico “Alice nel paese delle meraviglie”, ad esempio.

 

La colonna di Traiano di Bucarest

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1900 anni fa circa moriva Traiano, l’optimus princeps, colui che portò l’impero romano alla sua massima espansione. A Roma, l’interessante mostra “ Traiano.Costruire l’Impero, creare l’Europa”è in programma fino a settembre ai Mercati Traianei . All’entrata, un’istallazione dell’artista rumena Luminiţa Țăranu, rappresenta la “Columna mutatio”, ovvero la mutazione che la colonna traiana ha avuto nell’arco dei secoli trascorsi.

Infatti da monumento celebrativo per la vittoria di Roma sui Daci, è diventata ora orgoglio di discendenza per il popolo rumeno. Al termine della mostra l’istallazione sarà traferita a Bucarest, andando a fare compagnia all’altra colonna, quella storica. trajan-s-column-rome-italy+1152_12912415803-tpfil02aw-28637Ovviamente sto parlando di una copia, l’autentica opera scultorea si trova ai Fori Imperiali, ormai è parte del paesaggio urbano. Ma quanti l’hanno vista? Intendo dire per tutta la sua lunghezza (o meglio dire altezza). Un libro di pietra alto quanto un palazzo di 12 piani.

Le 125 tavole dei calchi,realizzate da Napoleone, si trovano al Museo della Civiltà Romana, chiuso da qualche anno per lavori. La copia presente a Londra, al Victoria and Albert Museum è divisa in due, per stare tutta nella sala, quindi i particolari non sono visibili da vicino.Questo significa chel’unica possibilità,al momento, di poterla visionare da vicino è una visita al Museo Nazionale di Storia di Bucarest. Io l’ho fatta due giorni fa, dopo aver rivisto la bellissima puntata di Ulisse, in cui Alberto Angela ne racconta la storia.

I calchi di Bucarest sono stati realizzati da artigiani vaticani negli anni ’40 su sollecito di Emil Panaitescu, allora direttore dell’Accademia di Romania a Roma e sotto la supervisione di Italo Gismondi, e costarono circa 6 milioni di Lei.

Ma la Guerra e il comunismo, con la conseguente rottura dei rapporti col Vaticano, hanno ritardato la consegna. Solo nel 1967 sono stati caricati su 18 vagoni e portati in Romania.

calco colonna didascOgni tavola rappresenta un fotogramma di quel “Colossal” che è stata la conquista della Dacia e la fine di Decebal. Ma a parte questo è l’opera che fornisce il maggior numero di dettagli di quella che era la vita dei soldati romani in quei tempi. Gli abiti, le armature, gli scenari. E poi i cibi, gli usi, come costruivano i castra, i ponti, insomma un vero e proprio reportage di duemila anni fa.

cmbattIn molte delle scene scolpite ho rivisto immagini di film famosi.

testuggTecniche di combattimento come la “testuggine”, dove l’assembramento di scudi quadrangolari offriva una grande protezione per avanzare.

draco“Il Draco”, lo stendardo dei Daci (una testa di lupo fissata su un palo che attraverso un ingegnoso sistema interiore, sotto l’azione delle correnti d’aria, produceva un potente fischio, che aveva l’effetto di incoraggiare i propri combattenti e spaventare il nemico).

Ed ancora la Battaglia di Tape, le armature dei Sarmati, fino ad arrivare alla fine di Decebal, che pur di non cadere in mani nemiche ha preferito tagliarsi la gola.

suicidio zoom

La vittoria fruttò a Roma un ricco bottino, centinaia di migliaia di kg di oro e argento.

La leggenda del tesoro di Decebal è curiosa e merita di essere raccontata. Si narra che il re dei Daci avesse deviato il corso del fiume Sargezia, scavato una buca nel letto e dopo aver  nascosto il tesoro, avrebbe riportato il fiume al suo posto. Un nascondiglio sicuro se non fosse stato rivelato al nemico da Bicilis,  un suo soldato.

colonna color

Le celebrazioni per la vittoria a Roma  durarono 123 giorni, con feste e donazioni in cibo a circa 500 000 persone. Successivamente con lo sfruttamento delle risorse della Dacia l’imperatore ripristinò il bilancio per i successivi 150 anni.

 

Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

 

 

 

La storica pasticceria Capsa.

cofeteria capsa sotto il titolo

Il periodo interbellico resterà nella storia di Bucarest come la sua vera età dell’oro, e questo si riflette nei diari, nei dipinti, nei film, ma soprattutto nei palazzi.Quelli dai tetti di ardesia, grigi e bombati che tanto ricordano quelli parigini. E non a caso in quegli anni veniva chiamata la Piccola Parigi (Micul Paris). Il tempo, gli eventi bellici e il comunismo hanno finito col distruggere molti luoghi storici, ma per fortuna non tutti. E’ il caso della pasticceria Capsa, nell’ambito dell’omonimo hotel, all’angolo tra Calea Victoriei e Strada Edgar Quinet, di fronte al Circolo Militare.

capsa alta dataFondata nel 1874 dai fratelli Capsa, a questi va il merito, di aver introdotto in quest’angolo di Europa le delizie della pasticceria francese. Non più solo baklave ottomane, ma eclairs, madeleines, meringhe e bonbons che in poco tempo hanno reso celebre questa pasticceria. Qualche anno dopo Grigore Capsa decide di ampliare le sue prospettive aprendo anche un hotel, che ha visto accogliere molti dei personaggi più significativi della Belle Epoque come Cleo De Merode, Caruso, Sarah Bernard. In poco tempo la fama di questo luogo attraversa i confini ricevendo una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1889.

Queste le parole di Paul Morand, trovate su un numero de Le Marianne (settimanale politico-letterario di Parigi ) dell’agosto 1935.

marianne   “ Immaginate, riunite in una casa dall’apparenza modesta e desueta, quattro vecchie glorie europee: il ristorante Foyot, la confetteria Rumpelmayer, il cafè Florian e l’hotel Sacher.”Ma ecco cosa scrive a proposito della pasticceria:

“Tutta Bucarest si ritrova al Capsa, che è il timpano di questo grande orecchio che è Bucarest, città del pettegolezzo, nelle sale di questa pasticceria dove vengono fatte  fuori praline e reputazioni. E’ parigina per i petits  fours e per la lingua che si parla, viennese per i loro indianerkrapfen e i loro strudel di mele, russa per le torte calde ripiene di carne, greca per le confetture, turca per la baklava e i sorbetti.

A mezzogiorno appaiono quelle anziane signore che si possono vedere nella provincia all’uscita della messa.

capsa vecchia fotoA seguire le commesse dei negozi, in nero e dai colletti bianchi, si atteggiano a “padrone” davanti a lucide torte al cioccolato e fondants colorati. Imbacuccate nelle loro pellicce, che non sono ornamentali come in occidente, ma fondamentali come in Russia, in stivali di gomma, le casalinghe vengono ad ordinare (in francese) le caramelle. Verso le 12,30 arrivano i “giovanotti” che si incontrano con i loro amici d’infanzia. E’ l’ora della colazione (Bucarest è l’ultima città dove è possibile incontrare i perditempo stile 1900, quei figli di papà incapaci di radersi da soli e che si svegliano a mezzogiorno). A parte l’acquavite di prugne, la tzuica nazionale, che serve a riscaldare in inverno, qui non si consumano alcoolici. Ci sono ben altre pasticcerie famose, Nestor, Zamfiresco, Au Palais, ma in fin dei conti,l’arcana verità è il Capsa. Bisogna, mangiando un sandwich al caviale vicino alla vetrina o al banco, assistere alla sfilata dei piccoli militari dagli alti gradi, degli attachè stranieri, di politici, di celebri avvocati, di nobildonne, di Egerie politiche, di attrici e di spie. Bisogna vedere queste persone ricevere docce di complimenti, vedere questi pianeti e i loro satelliti, osservare, schedare, spulciare le persone che entrano nell’angolo visivo di quelli seduti, per capire che Bucarest non è altro che una grande famiglia.”

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Cosa resta di tutto questo? Nulla o poco più. Un piccolo esercizio  da cui certo non traspare la sua vita precedente. Ma la qualità resta ancora eccellente. Sicuramente merita una breve visita, anche solo per gustare petits fours e praline, i cui sapori invece, richiamano l’atmosfera perduta.

 

Tra le torte spicca la cioccolatosa Joffre cake, creata dalla maison Capsa nel 1920 in occasione della visita in Romania del celebre maresciallo francese (è quello del massacro di Verdun). Di questa è possibile anche gustarne la versione mignon, estasi per il palato.

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A Bucarest non c’è niente da vedere.

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A Bucarest non c’è niente da vedere?

Sembra essere un titolo provocatorio volto a contrastare i soliti pregiudizi e stereotipi che spesso si hanno su questa città. Invece no, è un giallo, anzi un noir. Tutto ambientato a Bucarest nei giorni nostri.

L’autore è Federico Collesei, da sette anni docente di lingua italiana in un liceo bilingue, e con la curiosità che contraddistingue noi italiani, ha osservato ogni giorno le varie situazioni, e contraddizioni , di questa città.

Il racconto narra di un omicidio a cui assiste casualmente il giovane Paducel. E l’ispettore Razvan, attraverso le molte ombre di Bucarest, conduce le indagini fino alla fine. Una storia in cui è stato capace di inserire in maniera naturale e diretta la Storia, quella che la Romania cerca di scrollarsi di dosso, ma che resta ancora viva nelle abitudini.

Quando si parla di narrativa rumena, intendo quella tradotta, quindi accessibile a tutti, spesso si  incontrano le solite tematiche rivolte al passato. A questo aggiungo, almeno per la mia esperienza, una sintassi e dei contenuti che richiedono “l’obbligo di transito con catene”, volendo usare una metafora…

Eppure ci sono parecchi giovani e frizzanti autori che meriterebbero di essere tradotti.

Non è facile trovare un testo (in italiano) che descriva la società attuale rumena, dove alla dittatura si è sostituito prepotentemente il consumismo, senza passaggi intermedi. Una società divisa tra ombre e parvenu, nella quale regna incontrastato il mito della BMW (Beeemmve).

Credo che l’autore abbia fatto tesoro delle voci dei ragazzi con i quali quotidianamente ha a che fare. Nipoti, più che figli, della Rivoluzione. E sottolineo il riferimento ai nipoti, in questo paese dove la figura dei nonni ha un ruolo molto significativo. Il grande fenomeno migratorio ha portato questi ultimi in molti casi a sostituirsi ai genitori.

Tutto si svolge intorno al Parco Kiseleff, sotto l’occhio attento del Monumento degli Eroi dell’Aria (Eroilor Aerului), che nel racconto risulta avere un valore simbolico. Come pure lo hanno i corvi, i cani randagi, i bosketari (i ragazzi che vivono nella rete di canali sotterranei), e tutti insieme danno forma ad uno scenario quasi fantastico, piacevolmente surreale….ma non voglio aggiungere altro. Merita di essere letto.

“La lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno”, diceva il drammaturgo De Croisset, in altri tempi. Ora viaggiare è facile, ma non sempre si riesce a cogliere l’anima dei paesi che si visitano. La narrativa aiuta!

Il testo, edito dalla ExCogita, è stato presentato alla Fiera del Libro di Torino 2017, e selezionato da MasterBook, Master di specializzazione dell’ Editoria promosso da IULM.

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Il museo del Kitsch di Bucarest

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“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare…”, è questo che deve aver pensato Cristian Lica tanto da essere spinto ad aprire il Museo del Kitsch in Strada Covaci, nel cuore di Bucarest.
Per venti anni ha raccolto oggetti di dubbio gusto in giro per la Romania ed ora sono lì a raccontarci un pezzo di storia e di folklore di questa terra.
Ad iniziare con la paccottiglia di Dracula, un vero business per i commercianti, visto che dall’altro lato i turisti continuano (ahimè) a farne incetta…
Segue il kitsch religioso, dove a vedere un tappeto con l’immagine dell’ultima cena, o un crocifisso a led ci si chiede se Umberto Eco sarebbe stato ancora capace di definire queste cose “opere d’arte riuscite male” .

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Il kitsch comunista, con una serie di oggetti sulla propaganda, slogan, testate giornalistiche e altra roba con cui il popolo rumeno ha dovuto convivere per anni, motivo per cui ai locali viene simpaticamente offerta una riduzione sul biglietto.
Animali impagliati ed altri articoli di arredamento che fanno sorridere, qualcuno di essi era anche nelle nostre case, ora con generosità li chiamiamo “vintage”, ma a dire il vero erano brutti anche allora.

 

 

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Il Kitsch zingaro, con le loro ostentazioni, i loro palazzi, che qui si chiamano Kastellos, i cui tetti ricordano le pagode, e dove dentro si può trovare di tutto, dalle maniglie d’oro alle belve feroci in gabbia.
Ma la genialità di Cristian Lica è stata voler scherzare e mostrare ai turisti ( molti giornali stranieri hanno parlato di questo museo) un aspetto della Romania, che davvero fa sorridere. Ogni paese ha una sua tipologia di genere umano le cui caratterizzazioni hanno fatto la fortuna di molti personaggi televisivi.

 

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Regalo di nozze!

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Festeggiamento di un battesimo, arriva la limousine con a bordo la bambina e le madrine.

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Quella rumena è data da Pițipoanca  e Cocalar. Ma chi sono?
piti (2)La  Pițipoanca è facilmente riconoscibile dalle ciglia finte, la cui lunghezza provoca un vero spostamento d’aria, dall’abbigliamento molto appariscente e dall’altezza dei trampoli. La foggia è sempre la stessa, sul ghiaccio in inverno e in piscina d’estate. Si può avvistare ovunque, il suo habitat naturale è la discoteca, ma di solito caccia anche in territori aperti. E’ possibile avvistarla in branchi, nelle toilette dei club, il trucco, di vitale importanza per la sopravvivenza della specie, richiede un impegno costante. Ama farsi fotografare, e se non lo fanno gli altri lo fa da sè, immortalandosi in selfie che poi mette in rete e che dopo una serie di giri è facile che vadano a finire…nel museo del Kitsch!
cocalar (2)Compagno ideale della Pițipoanca  è il Cocalar. Facilmente riconoscibile dalla macchina e dalla pancia, entrambe di grossa cilindrata. Il cocalar ha sempre con sè ingenti somme di danaro, solitamente contanti e voluminosi, che ama mostrare e sventolare.
Camicia semi aperta, collana ed occhiali scuri, tutto rigorosamente griffato.
Avanza solitamente a ritmo di Manele, genere di musica melodica (bandito dagli intellettuali) che ha come rappresentante Florin Salam.
Al pari di un lama peruviano ama sputare, sementi o materiale organico…motivo per cui è bene se capita di incontrarne uno, tenersene ad una distanza di sicurezza.
Ecco un video molto esplicativo su come diventare uno di loro.
Ovviamente abbiamo scherzato nel presentarli così, ogni paese ha la sua “fauna locale”!
La visita termina con una sequenza fotografica che appare su uno schermo, dove l’ideatore del museo si è divertito a mostrare una serie di situazioni e personaggi, in cui il kitsch diventa vero e proprio trash. Immagini per nulla estranee per chi vive da queste parti.

Termino con queste due foto, si tratta di automobili moldave, e non rumene, per sottolineare ancora una volta che il cattivo gusto è in agguato anche oltre confine.

La prima è completamente ricoperta di strass, l’altra è una limousine (Chrysler pt Cruiser) spesso usata per i matrimoni. What else?

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