Proteste in Romania 2, cronaca di un evento annunciato

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Domenica pomeriggio, scorrendo sulle pagine facebook di alcuni dei gruppi fautori della protesta, leggo che in serata è prevista un coreografico evento chiamato “tricolore umano”.

tricCondivido questa informazione sulla chat degli amici, chiamata Fellini Group –La famiglia (perchè quando si è lontani migliaia di km dagli affetti è bene farsene una anche qui), e la nostra di Bucarest è fantastica.

Qualcuno  è entusiasta di partecipare, altri un po’ meno, qualcun’altro si interroga su dove andare a mangiare.

Giustamente, l’idea di stare fermi al gelo e pure a stomaco vuoto non è delle migliori, ma una volta stabiliti gli itinerari il problema si risolve.

Raffaele vorrebbe venire ma, ahimè è troppo lontano. Andrea alla fine si mette in “modalità divano” e se ne sta a casa.

Il nostro colore sarà il blu, visto che veniamo tutti dalla zona nord di Bucarest. Scarichiamo l’applicazione  che viene suggerita dal gruppo Corupţia Ucide, soluzione preferibile al cartoncino colorato, così una mano può restare in tasca!

Il momento clou sarà alle 21. Il nostro appuntamento è alle 20,20 sotto il monumento ai Caduti dell’Aria. Marco e Zhainar sono in ritardo, è difficile trovare parcheggio. Dieci minuti di attesa sono sufficienti per rendersi conto di come sarà il resto della serata, siamo già a -7.

Sulle strade che conducono alla centralissima Piaţa Victoriei incontriamo poche forze dell’ordine, è evidente il clima pacifico. Due grossi camion della Jendarmerie, uno di fronte all’altro,  permettono l’accesso solo ai pedoni. Una misura necessaria, non sia mai detto che a qualche pazzo venisse in mente di emulare i fatti di Nizza…camion.JPG

La piazza è gremita. Sulla destra le parabole delle televisioni, giornalisti incappucciati e cameramen appollaiati sui cestelli degli elevatori.

La miscellanea dei manifestanti è molto variegata,giovani, anziani, bambini  che giocano con le bandiere e neonati nei marsupi. In Romania si va a protestare in famiglia, cani compresi quando ci sono. E’ questo il Popolo.

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Ma la maggior parte è costituita da giovani, diciamo quarantenni, ovvero quelli che hanno avuto modo di rendersi conto, magari viaggiando, che è possibile avere un paese migliore. Il dover “andare all’estero” deve restare una scelta, non un obbligo. Destini comuni.

Centinaia di volontari continuano a distribuire i fogli colorati, specificando i luoghi di raccolta, dove a manifestazione finita, dovranno essere lasciati.

I manifesti hanno slogan originali e pungenti.

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Manca poco alle 21, fa un freddo cane, nonostante i guanti ho le dita ghiacciate e non riesco a fare foto col cellulare, ghiacciato anche quello, in borsa. Per fortuna Marco è venuto munito di macchina fotografica (e calzamaglia, beato lui) e queste foto sono le sue.

Hoṭi (ladri) e demisie (dimissioni) sono le parole che rimbombano su tutta la piazza, insieme agli strumenti a percussione.

Poi alcuni segnali acustici avvertono che è arrivato il momento di azionare i telefonini, e per qualche minuto la piazza si accende di rosso, giallo e blu.

Finito questo, tutti, ma proprio tutti intonano l’inno nazionale, e sentirlo cantare da migliaia di persone provoca una certa emozione. Deșteaptă-te, române, din somnul cel de moarte, În care te-adânciră barbarii de tirani! Risvegliati, romeno, dal sonno della morte,al quale ti hanno sprofondato i barbari tiranni.

Se penso al mio, mi viene in mente solo lo stadio…

E’ arrivato anche Amato, che data l’altezza non ha faticato a trovarci, e finalmente possiamo dirigerci presso uno dei punti di ristoro, dove  giovani volontari  continuano a versare bidoni di tè gratuito nei samovar. E’ bollente,che sollievo.Ci vengono offerti anche biscotti alla cannella.

E’ ora di andare,e intirizziti torniamo tutti a casa. E già nel taxi vedo sui siti dei notiziari rumeni la foto del tricolore, un’immagine che entrerà a far parte della storia di questa nazione. C’ero.

 

 

 

Proteste in Romania

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Mentre scriviamo, nonostante nevichi, è ancora in atto una protesta che ormai dura da oltre una settimana e che vede centinaia di migliaia di persone scendere nelle principali piazze della Romania e non ( la diaspora in altre capitali d’Europa non se ne sta lì a guardare).

Il motivo di questa grande protesta è stato inizialmente l’abrogazione di un decreto  legge, discutibile, che avrebbe visto molti membri autorevoli del Governo scagionati del reato di corruzione. Un decreto legislativo firmato in un battibaleno a tarda notte. In un certo senso questo veloce sistema ci ha ricordato quello che si faceva nei tempi del comunismo, quando si andava a letto incensurati, per poi scoprirsi la mattina  colpevoli di qualche reato sul quale avevano legiferato solo poche ore prima. E la notizia veniva data direttamente dalla Securitate che veniva a prelevare i malcapitati alle prime luci dell’alba.

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Nel caso di oggi, se la legge fosse andata in vigore, molti politici avrebbero visto improvvisamente depenalizzati i loro reati di abuso d’ufficio e altri reati di corruzione.

Una beffa, per far passare questa azione come un’ inevitabile misura per svuotare le carceri, ormai troppo affollate. Come già detto in passato, il sistema penale in Romania è molto severo, si va in carcere per reati davvero minori, come la guida senza patente. Molte mamme si trovano in prigione per aver rubato per sfamare i figli. Ma accanto a questi ci sono tanti politici o persone in qualche modo importanti…Perchè se si commette un reato si finisce dritti dentro, qui!

Ma la Romania è uno dei paesi più corrotti d’Europa e la DNA (Direcţia Naţională Anticorupţie ) ogni giorno ha il suo bel da fare. Ed il popolo rumeno è un popolo che si indigna!

Ecco quello che traspare ai nostri occhi di straniere, una lezione di democrazia, da un paese che, a differenza di tanti altri, l’ha ottenuta dopo e a caro prezzo. E non intende rinunciare a questo che è l’unico strumento per aspirare a una vita migliore.

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Negli ultimi anni abbiamo visto ben tre volte proteste, quelle vere, non quelle dei social network.

Manifestazioni pacifiche, in cui sfilano anche le famiglie, mai infestate da squadristi mercenari (tranne una piccola parentesi di Ultras, qualche giorno fa, placata nell’arco di pochissimo tempo).

Nelle elezioni  presidenziali, nel 2014, alla diaspora all’estero non era stato permesso votare a causa della chiusura anticipata dei seggi elettorali. Victor Ponta sapeva di non avere molto ascendente sui quei connazionali. Il romeno ha un grande senso di appartenenza al suo paese; in molti, pur di andare ad esprimere la propria preferenza, avevano fatto viaggi lunghissimi per raggiungere i seggi elettorali. Il popolo si è indignato, migliaia di persone hanno sfilato per le strade principali per giorni , con il risultato che tutto questo scontento ha finito per…far vincere l’avversario, che stando ai risultati del ballottaggio non era favorito.

Un anno fa, dopo la tragedia del Collectiv, di nuovo proteste contro un sistema di mazzette, che impediva la chiusura di molti locali privi di sistemi di sicurezza e che in seguito aveva portato in evidenza la pessima situazione sanitaria in regime di urgenza. Ed anche qui, conseguenza della manifestazione, è stata la consegna delle dimissioni del Primo Ministro!

Quello che succederà adesso non si sa, non è un nostro argomento, per questo esistono i media, ma siccome lo scopo è quello di far conoscere la Romania, vedere un popolo, stretto sotto la propria bandiera, andare contro i poteri forti fa sorgere spontanei ed inevitabili  paragoni…

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Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

Terremoti in Romania

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In tutti i libri che raccontano la storia di Bucarest c’è sempre un capitolo sulle calamità naturali che hanno colpito la città nel corso dei secoli. Prima fra tutte il terremoto.

Non sappiamo quante guide ne parlino, e se qualcuno si preoccupi di verificare la sismicità di un paese che va a visitare. Forse dopo quelli accaduti in Italia, si è maggiormente sensibili. Una frase detta e ridetta, ma che fatica a entrare nell’immaginario collettivo, è che il terremoto non uccide, a questo pensa l’opera dell’uomo.

E se si viene a Bucarest è meglio saperne di più.

Per esempio gli ultimi due a essersi sentiti in città sono stati a settembre e alla fine di dicembre 2016, entrambi di 5.3 Richter. L’epicentro è sempre in Vrancea, la zona più sismica della Romania, i terremoti si producono in profondità (tra 60 e 220 km) e si sentono anche a molta distanza dall’epicentro (Bucarest si trova lontana 130km).

Il primo terremoto a essere stato registrato nella storia della città risale al 1681. Da allora, con una cadenza costante, in ogni secolo ce ne sono stati di media una decina di media e grande intensità. I peggiori (sopra i 7 Richter) sono stati: 1802 (magnitudo stimata tra 7.9 e 8.2), 23 gennaio 1829 (7.3) riportato nelle cronache per il fatto che moltissimi edifici crollarono ostruendo intere strade e il termomentro segnava -11°C, 1838 (7.5), 1893 e 1894 (7.1). Nel secolo scorso: 1908 (7.1), 1940 (7.4), 1977 (7.2, durato quasi un minuto) e 1986 (7.1).

Tra questi ultimi, ancora vivo nel ricordo di tutti è quello del ’77  con 35.000 case distrutte in tutto il paese mentre a Bucarest le vittime furono circa 1400.

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L’evento fu sfruttato da Ceausescu per far piazza pulita di molti edifici storici e creare una nuova città comunista sul modello di Pyongyan (bell’ispirazione!).Tutto ciò che venne edificato da quel momento fu in cemento armato e con severi criteri antisismici.

Il problema oggi è che molte costruzioni rimaste in piedi all’epoca potrebbero crollare al prossimo terremoto. A tal proposito è stata realizzata una mappa che non si limita alla zonizzazione sismica, ma elenca e classifica tutti gli edifici in base al rischio. Molte costruzioni risalenti a prima della seconda guerra mondiale e i palazzi degli anni ’60 si sono visti attribuire un “bollino rosso”, con vari gradi di rischio, a seconda delle condizioni strutturali. Sulla mappa tutti possono verificare la sicurezza di un edificio semplicemente inserendone l’indirizzo. Bucarest è la prima capitale d’Europa ad averne redatta una.

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Putroppo, non di rado, può capitare che i locali più frequentati e alla moda si trovino all’interno di questo elenco, ma attratti dalla bella musica e dalla folla si tenda a dimenticarsene. Evitate il bollino rosso!

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Nessun allarmismo, ma un consiglio a guardarsi intorno, e memorizzare sempre le uscite di sicurezza! Non solo dei locali, ma in ristoranti e hotel che siano stati costruiti prima del 1977. Nulla antecedente a quella data è stato edificato con norme antisismiche. Questo vale anche per gli incendi, altra calamità che da sempre affligge Bucarest. Una volta il motivo erano le costruzioni tutte in legno, oggi è la mancanza di rispetto delle norme di sicurezza.

Un articolo recente:

https://medium.com/@decatorevista/a-vulnerable-city-8b6016db71d

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Proprio un anno fa il terribile rogo del Colectiv durante un concerto, con 64 morti e appena tre giorni fa quello del Bamboo, la discoteca più spettacolare della città.

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Ristoranti a Bucarest

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Quando si tratta di ristoranti si ha l’imbarazzo della scelta, si mangia ovunque, e ce n’è veramente per tutti i gusti. Rumeni, italiani, libanesi, greci, turchi, giapponesi, cinesi, thailandesi ecc. Si può trovare un ristorante bellissimo e mangiare male o viceversa. Non di rado capita di trovare ottimo cibo, tornarci due settimane dopo e trovare che la qualità è scaduta. Insomma, il continuo turnover di personale non è sinonimo di garanzia.

Quindi è difficile fare una classifica e per non rischiare di vederci insultare da chi ci legge ci limitiamo a fare una  piccola lista di quei luoghi che non si possono perdere.

caru-cu-bere-autoportret-021) Caru Cu Bere – Il più bello, il più antico e ovviamente il più turistico, ma non si può ripartire da Bucarest senza esserci passati, anche solo per gustare un ottimo Papanasi, il dolce tipico rumeno, che quì è particolarmente buono. E’ sempre affollato, ma dotato di un personale veramente celere. Tra cuochi, addetti di sala, musicanti e ballerini, ci lavorano circa 170 persone.

Il sabato sera c’è lo spettacolo vero e proprio, ma occorre prenotare con largo anticipo (giorni). Il cibo è ottimo, basta solo sapere cosa ordinare, de gustibus…

Il nostro consiglio? La zuppa servita nella pagnottina e lo stinco.

18 lounge.jpg2) 18 Lounge, il più scenografico. Al 18 piano, in una delle due torri gemelle di Piazza Scanteii.

La vista è spettacolare, abbraccia tutta la città. E’ inutile sperare di catturare il panorama facendo foto, abbiamo provato tutti, meglio sedersi e godersi la vista, anche solo per il tempo di un aperitivo. Lo si gode al massimo alla sera o il sabato e la domenica. Negli altri giorni, a pranzo è frequentato dalla miriade di impiegati che lavorano in quei palazzi, sembra di essere in una mensa affollata.

Il menù è internazionale, si trova dalla pasta alle T-bone, dalle zuppe vegetariane al pesce, passando per quelle  insolite creazioni come fegato d’anatra ricoperto di cioccolato (molto particolare). I piatti vengono presentati come veri quadri d’autore, con pennellate colorate e verdurine posizionate con cura.

I dolci sono il pezzo forte. Nulla di tipico rumeno, per lo più dolci al cucchiaio veramente deliziosi.

Occhio alla carta dei vini, qui si rischia di farsi male ( alle tasche), meglio puntare su quello che offre la casa o su quelli rumeni, che sono ottimi.

excalibur3)  Excalibur, il più divertente.

In Piazza Revolutiei, di fronte al Ministero degli Interni, è la classica “locanda” medievale.

Panche di legno, camerieri con costumi d’epoca, stemmi e alabarde. Gli enormi vassoi di legno vengono portati a spalla e corredati di fiamma. Piatti e bicchieri di coccio, e al centro una ciotola con acqua e limone, perchè ovviamente si mangia con le mani. E’ davvero spassoso quando si è in compagnia, rompere un pollo e strappargli le cosce prima di addentarle.

Le porzioni sono molto abbondanti, se c’è scritto che il piatto è da dividere in quattro…è facile che ci si mangi in 6.

beraria.jpg4) La Beraria H, il più grande.

All’interno del Parco Herastrau, in megaspazio che originariamente era un mercato (si chiamava Padiglione H) è oggi la birreria più grande dell’Europa dell’Est, con circa 2000 coperti.

Dotata di palco, ospita concerti al fine settimana di cantanti famosi e non. E’ qui che abbiamo sentito suonare e cantare Emir Kusturica, che  non sapevamo  avesse una sua band.

E’ un cibo da birreria, patate fritte (superlative), wurstel e salsiccie,  veramente adatto alle fredde serate invernali.

covaci.jpg5) La Taverna Covaci, il più tipico.

Nel bel mezzo di Lipscani, centro storico e nevralgico della città, uno di quei ristoranti in cui si va per respirare il folclore locale. Arredamento e piatti tipicamente rumeni, e musicanti al sabato sera. Fortunatamente un menù fotografico a prova di bomba aiuta a capire cosa scegliere, e soprattutto cosa evitare. Da provare hamsii e mamaliguta, alici fritte e polentina, un modo tutto rumeno per gustare il pesce.

grano6) Grano, il più italiano.

Perchè no? Un ristorante italiano non deve mancare mai. E questo tra tutti è quello che più rispetta i nostri gusti. A due passi da Piazza Floreasca, nasce prima di tutto come un “negozio”.

E’infatti così che continua ad essere chiamato dai proprietari, simpatici italiani di Verona.

Prodotti italiani autentici da acquistare quando si è in crisi di astinenza di formaggi,  salumi ed altre “delicatessen”  di casa nostra. La vera leccornia? I cannoli.

E’ tra i pochi che continua a mantenere invariati i piatti tipici della cucina italiana, cosa che purtroppo accade spesso da queste parti.

Non di rado capita di trovare panna nella carbonara. Ma perchè allora continuare a chiamarla così?

Baneasa, la foresta incantata

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Nell’immaginario collettivo il bosco ha sempre nascosto un misto di fascino e paura. Non a caso, da Robin Hood a Cappuccetto Rosso, da Hansel e Gretel a Biancaneve, è sempre stato l’ambiente prediletto delle fiabe.

Trovarne uno vicino ad una città oggi non è semplice. A Bucarest è possibile, nella zona nord, a pochi minuti dal Baneasa Shopping Center, si trova il più grande spazio verde cittadino; poco frequentato dai turisti, non comparendo sulle guide, è la meta preferita di chi ama immergersi nella natura più vera e allontanarsi dal cemento

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Trovare Bucarest nei tempi passati non era cosa facile. La città era nascosta in una folta coltre verde da cui spuntavano solo le cime dei campanili e intorno ad essa, per chilometri, si estendeva una foresta che andava dal Danubio ai Carpazi, la foresta Vlasiei. Una foresta immensa (30.000 ha), antichissima (sono stati trovati resti di mammut proprio intorno a Bucarest), che oggi sopravvive nei boschi intorno alla città: Snagov, Comana, Baneasa, Mogosoaia…

Come tutte le foreste era un luogo oscuro e misterioso, ma anche fonte di cibo e di riparo. Gli abitanti di Bucarest vi si rifugiavano quando eserciti invasori mettevano a ferro e fuoco la loro città.

Una foresta come quella delle fiabe, abitata da orsi e lupi che, nei gelidi inverni di inizio Novecento, si spingevano fino alle prime case vicino al Lago Herastrau e i loro ululati si sentivano sino all’Arco di Trionfo.

Il bosco di Baneasa è un pezzo della foresta Vlasiei. E’ un pezzo piccolo purtroppo, ha attraversato due guerre, bombardamenti, e la sua legna ha riscaldato i bucuresteni nei periodi difficili. Inoltre, negli ultimi anni è stato vittima di speculazioni immobiliari, ma resta il più grande polmone di Bucarest. E’ un bosco selvaggio, fitto tanto da filtrare la luce del sole, silenzioso e abitato da cinghiali, caprioli e fagiani. E forse anche dagli elfi!

Nessun cavo elettrico o palo della luce all’orizzonte, solo energia da incamerare.

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Si possono seguire i sentieri segnati o inoltrarsi tra gli alberi, si possono noleggiare gratuitamente le biciclette e pedalare per due ore senza mai ripassare dallo stesso punto. Ogni stagione regala colori e scenari diversi; in inverno assume un aspetto magico, sembra un bosco incantato e a ogni passo, nel silenzio ovattato, si sente solo il rumore della neve che “scricchiola” sotto i piedi.

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Alla fine della passeggiata ci si può fermare, come facciamo spesso noi, nel ristorante Casa Alba, una splendida struttura del 1930, prima opera realizzata da Octav Doicescu, cittadino onorario di New York, e che fino al 1989 era uno dei luoghi più frequentati dalla nomenclatura. Prendere un te’ con una fetta di torta o gustare i tipici piatti della cucina rumena a prezzi davvero contenuti, nella crama (taverna) in inverno o sulla splendida terrazza in estate.

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per dieci anni ho accompagnato mia figlia a scuola (a 6 km da casa) e spesso rifletttevamo sulla sua fortuna. “Quale bambino milanese attraversa tutti i giorni una foresta per andare a scuola, e vede i fagiani, in città?!)

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Palatul Primaverii, la residenza privata di Ceausescu

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Chiamata così perchè situata sul Bulevardul Primaverii, nel ben noto quadrilatero abitato dai più alti membri della nomenclatura, dopo 27 anni è stata aperta al pubblico.

Del perchè in tutto questo tempo sia rimasta chiusa, resta un mistero. Pare fosse destinata ad accogliere delegazioni ufficiali, ma a giudicare dall’aspetto dismesso di questi ultimi anni, si stenta a crederci…

Per visitarla occorre prenotare il tour guidato, in rumeno  o in inglese, e specie nei fine settimana bisogna essere fortunati, i gruppi non possono essere inferiori a 5 persone o superiori a 15. Al momento è una delle attrazioni maggiori, del resto, come non essere curiosi di vedere dove il Conducator trascorreva le serate in famiglia…e che famiglia!

Dall’esterno si fa fatica a credere che vi siano ben 80 stanze, piene di arredamenti preziosi (ma terribilmente kitsch), piscina, giardino d’inverno, Spa. Una ridondante opulenza di cattivo gusto.

Fatta costruire negli anni ’60,  Ceausescu  abitò qui dal 1965 all’1989.

studioLa prima stanza del tour è proprio il suo studio, è qui che si incontrava con il suo consigliere, il generale Mihai Pacepa, prima che questi lo tradisse accettando l’asilo politico offertogli da Carter nel ’78. Ed è qui che ha deciso e firmato di non invadere la Cecoslovacchia.

A seguire, l’appartamento di Valentin, il figlio maggiore, e l’unico ancora in vita. Ha 68 anni, e lavora come fisico nucleare presso l’Istituto di fisica di Magurele.

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colazionePoi si visitano la crama, ovvero la cantina dotata di bar, dove amava ricevere i suoi ospiti, la sala da pranzo e quella della colazione. Non era un gran bevitore ed inoltre era diabetico, motivo per cui la sua alimentazione era piuttosto magra.

Quello a cui non rinunciava erano le serate nella sua sala cinema, dotata di ogni confort ed in cui era solito vedere film western, i suoi preferiti.

cinemaAl primo piano l’appartamento  di Nicu, il figlio minore, che di Bacco, tabacco e Venere aveva fatto uno stile di vita, è morto nel 1996, ufficialmente di cirrosi.  Quando si entra in quello di Zoe, sua sorella, sembra di entrare nelle stanze di Maria Antonietta, un vero spasso.

nicu zoeIl Conducator e sua moglie avevano stanze separate, o meglio c’è quella di Elena, con i suoi lussuosi bagni dai pomelli rivestiti in oro, e quella che all’occorrenza veniva divisa da entrambi i coniugi. Spesso con loro,sui divani, i loro labrador, Corbu e Sarona. In questa camera, nota che trovo davvero di cattivo gusto, piegati, come in una stanza di albergo, ci sono i loro “autentici” pigiami.

coniugiForse è proprio l’abbigliamento quello che colpisce di più in tutta la residenza. Più degli oggetti di pregio come arazzi, tappeti, lampadari, quadri e porcellane, spesso doni di grandi capi di stato come De Gaulle o la Regina Elisabetta.

Vedere i loro abiti, le loro scarpe, le pellicce, messi lì come attrazione per i turisti, da alla visita una nota di tristezza, a tutto c’è un limite.

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Superata la veranda esotica, dove un grande mosaico veneziano raffigura le 4 stagioni, si scende nella Spa. Dotata di sauna, vasca idromassaggio e doccia scozzese, essa ha più l’aria di un sanatorio che di una zona relax. Tocco finale, i loro personali saloni di coiffeur!

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Al termine di tutto il labirinto di stanze si trova l’enorme piscina coperta, sulle cui pareti un monumentale mosaico che per realizzarlo ci sono voluti quasi due anni. Qui, una mostra fotografica racconta le tappe fondamentali della vita di Ceausescu e della sua famiglia.

E’ una visita che merita, è lo specchio della sua megalomania.

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Maramures

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Adoro i posti difficili da raggiungere e il Maramures e’ uno di questi. Dalla parte opposta di Bucarest sulla cartina geografica, e’ la regione che più  ha conservato le sue tradizioni, in particolare il costume tipico, che le donne indossano ancora tutti i giorni.

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prova costume!

Il paesaggio e’ “antico”: covoni nei campi, dove gli uomini usano ancora la falce, carri trainati da cavalli, case di legno coi tetti spioventi, chiese del XVII secolo dai campanili affusolati, oche e galline che scorrazzano per le strade, molte rimaste in terra battuta.

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In Maramures bisogna prendersi tempo, godersi la giornata fermandosi a parlare con la gente, sedersi a guardare la vita del villaggio quando, verso sera, i contadini tornano dai campi col forcone sulla spalla,  passeggiare da un villaggio all’altro su sentieri immersi nella campagna, bere acqua minerale (fredda e gasata!) dalle sorgenti e mettere i piedi a bagno nel ruscello.

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La vita tra le alte colline coperte da boschi e’ dura, la maggior parte delle famiglie e’ autosufficiente, coltivano orti e campi, si occupano  dei frutteti, tagliano la legna per l’inverno, e allevano gli animali di cui hanno bisogno: pollame, maiali, mucche e pecore. Non c’e un giorno di vacanza, soprattutto d’estate quando oltre al lavoro quotidiano bisogna preparare le provviste per l’inverno. Marmellate, sciroppi, ortaggi in salamoia, nulla va sprecato, perchè alla peggio si da’ ai maiali. Nel vero senso della parola!

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Molti abitanti del Maramures sono emigrati, sono dei bravi lavoratori e i risultati della loro fortuna si vedono nelle case nuove che sorgono, un po’ stonate, accanto alle bellissime case tradizionali. Non c’è un gran futuro per i giovani, a cui sta stretta la vita di paese, non si può dargli torto. Ma per chi cerca una dimensione più umana dell’esistenza, non c’è posto migliore!

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fatto assieme alla padrona di casa

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La particolarità del Maramures è che si soggiorna nelle case della gente del luogo. Ospitali e aperti i “moroşeni” offrono il meglio delle loro tradizioni. Non vi allarmate se a colazione vi portano polenta e funghi o sniţel e formaggio, accompagnati da marmellata, cetrioli e pomodori, lardo e latte appena munto. Se poi volete esagerare potete chiamare un complesso di musicisti che in abiti folkloristici accompagna la cena, innaffiata di ţuica e vişinata.

Chi fosse interessato a un viaggio in Maramures può contattarmi Ursula.