Il Castello dei Corvino di Hunedoara

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Tărgoviṣte, dove Ceausescu ha trascorso le sue ultime ore.

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A poco più di un’ora da Bucarest, a Tărgoviṣte è possibile visitare l’unità miltare 01417, dove il Conducator e sua moglie sono stati processati e fucilati.

Da qualche giorno sono stati riaperti i dossier della Rivoluzione. Dopo 26 anni c’è ancora chi vuole fare chiarezza su quei sanguinosi avvenimenti. Si prevedono notti insonni per Iliescu

E’ una visita breve, si tratta solo di tre stanze, ma una di queste è ancora ben impressa nella memoria di molti di noi, che in quella sera di  Natale dell’89, hanno visto quelle immagini  commentate da Bruno Vespa. Per la prima volta si parlava della Romania, prima di allora un buco nero in Europa.

La loro fuga iniziata in elicottero dalla capitale terminava a bordo di una Dacia 2000 nera non lontano da questa caserma, il 22 Dicembre.

Si può provare ad immaginare le circostanze in cui è venuto a trovarsi il colonello Kemenici, nel dover gestire una situazione così complicata nella sua base. Cosa doveva farne dei due? Quali ordini doveva eseguire? Ma soprattutto di chi? Chi era al comando ora? Senza dimenticare che fuori, sul viale dei Castagni, dove si trova la caserma, la folla dei manifestanti, come in tutto il resto del Paese, inneggiava contro il Dittatore.

A Bucarest c’era il caos.

camerettaIn una stanza di 12 mq Nicolae e Elena hanno trascorso le prime due notti. Su letti militari di ferro, sempre sorvegliati. Pane nero e te’ ed una bottiglia di plastica per le esigenze fisiologiche.

Le guardie che per tutto il tempo hanno sorvegliato i coniugi raccontano  che Ceausecu non abbia mai dormito, più volte si sia alzato a percorrere la piccola stanza. Forse solo qualche attimo di tregua, chiedendo di avvicinare il suo letto a quello della moglie, riuscendo così a scambiare due parole con lei, a bassa voce.

Kemenici, dopo la prima notte, ricevendo ordini sempre più confusi, decide di diventare regista di quelle ultime tragiche scene. Fornisce loro divise militari e li fa salire su un camion, per portarli, sempre nell’ambito della recinzione, tra due baracche.

Alla sera, infreddoliti, rientrano in camera.

L’indomani il Dittarore  perde le staffe, cerca di togliere le pesanti coperte messe sulle finestre, dato che la stanza si affacciava sul viale. Voleva parlare alla folla sulla strada, aveva l’illusione di poterla affrontare, così come ancora aveva l’illusione che l’esercito potesse fare qualcosa per lui. Quale esercito? Non era più il suo esercito, non si sa più di chi era…

Una delle guardie è intervenuta, si chiamava Boboc, c’è stata una colluttazione. Ceausescu ha perso sangue dal naso.

Più di una volta, guardando i due sorveglianti negli occhi, come a volerli ipnotizzare, ha promesso loro “soldi e gradi”, in cambio di una fuga. Quali soldi? Non aveva nulla con sè, ma era arrivato a promettere un milione di dollari…

ceau tabDa Bucarest arrivano gli ordini, il nuovo nucleo al potere si sarebbe occupato della sorte dei due. Kemenici, li fa salire su un Tab, un anfibio militare, il loro ultimo rifugio. Li trasporta vicino al poligono, in attesa di altri comandi…attesa vana. Passano la notte lì dentro.

processoIl processo avrebbe avuto luogo nell’unità militare stessa. In una delle stanze che si possono visitare. Un processo di un’ora definito “mascarada” (pagliacciata) dallo stesso Ceausescu. Che continuava a dire :”Se avete già deciso di condannarci perchè inscenare questa pagliacciata!”

Poi, 5 minuti dopo, l’esecuzione, preceduta (e ben ripresa dalle telecamere) dagli istanti più drammatici, anche per un tiranno. “No,non legateci! Insieme abbiamo lottato e insieme vogliamo morire!I miei figli!”Grida Elena. Un corridoio, una porta, un vialetto e poi il cortile.Era il giorno di Natale.

corridoio porta cort

vialetto cortile

Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula

Cioccolata Rom, una dolce storia di successo.

romIn questi giorni di cronaca di fine annunciata della caramella Rossana, mi viene in mente di raccontare una simpatica vicenda che ha per protagonista la Barretta Rom. E’ lo snack più rumeno ed antico di tutti, e persiste tenacemente su tutti gli scaffali dei negozi della Romania.
Nata nel 1964, come figlia della ben più remota Fabbrica Kandia (1890), era l’unica merendina presente sul mercato durante il comunismo, ed ha alimentato intere generazioni.
Rom, sta per Romania, ma anche per rum. L’interno è farcito da un golosissimo caramello appena aromatizzato al rum che ricorda il sapore dei dolci austroungarici, quelli con lo Stroh.
cioccSulla confezione il tricolore della bandiera rumena.
Ovviamente, per uno snack così semplice, dopo il crollo del comunismo e l’apertura ai mercati stranieri, la sopravvivenza era diventata molto difficile.
I vari Mars, Twix, Bounty avevano finito con l’invadere i neonati supermercati e suscitare maggiore interesse soprattutto per le nuove generazioni.
La fabbrica rischiava il fallimento e sarebbe finita così la storia del cioccolato rumeno.
Ma qualche anno fa, una trovata, geniale, della Mccan Erikson (quella di..per tutto il resto c’è Mastercard) ne ha cambiato radicalmente il destino.
Di punto in bianco, l’azienda ha ritirato tutte le barrette in commercio e ne ha cambiato la confezione, sostituendo la bandiera rumena con quella americana, lasciando immutata la scritta ROM. In contemporanea veniva mandato in onda uno spot dove uno yankee in giacca e cravatta spiegava che il restyling serviva a rendere il prodotto più appetibile e che il popolo rumeno doveva esserne fiero. Che come impatto psicologico suonava : “Volete paragonare il grande sogno americano alla sfigata Romania”?
Nel giro di un paio giorni si scatena l’istinto patriottistico della popolazione.
Reti nazionali che intervistano persone scandalizzate dalla commercializzazione di un simbolo del paese, il sito internet dell’azienda nonché la sua pagina facebook vengono sommersi da migliaia di commenti di nuovi paladini dell’onor di patria, decine di post su blog personali e video su youtube vengono realizzati per combattere il neocolonialismo americano, e addirittura un flashmob.
Dopo una settimana, un nuovo spot, con lo stesso yankee svela l’arcano, si trattava di uno scherzo, l’incarto della barretta sarebbe tornato quello di prima.
Ma la macchina mediatica era ormai partita, talk show, programmi televisivi, per non parlare del social network…
Viene lanciato l’inno della barretta, dove cittadini comuni vengono reclutati a cantare in pieno stile “We are the world”. Insomma la vicenda ha raggiunto quasi il 70% della popolazione ed ha generato una pubblicità gratuita pari a 300.000 euro.
Le vendite sono riprese vertiginosamente e Rom ha riacquistato un posto d’onore sul mercato.
Nel video a seguire il fenomeno viene illustrato.


E la Mccan si è aggiudicata il premio del Festival della Creatività di Cannes (annuale competizione tra pubblicitari).
L’azienda rumena ha continuato ad investire in spot  molto divertenti, usando come slogan: “Rom, sensazioni forti rumene”. Rievocando ironicamente le immagini dei sequestri della Securitate, come in questo.


Oppure richiamando le grottesche melodie delle Manele (canzoni zingare, fortemente osteggiate dagli strati intellettuali).


E’ un simpatico souvenir ed è il mio pranzo del dopo palestra, Ursula continua a preferire una banana e l’Ayran, de gustibus….

Il cimitero felice di Săpânţa

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Săpânţa, un paese di appena 3000 anime, nel Maramures, a pochi km dal confine ucraino, ospita una delle maggiori, e curiose, attrattive turistiche, il Cimitero Felice, una necropoli unica al mondo!

Considerato che la religione in questione è  quella ortodossa, e che questo termine implica un certo rigore, tanto da rientrare nel nostro linguaggio comune per esprimere una certa adesione alle regole, di primo acchito suona un po’ strano.

In realtà, la tradizione riporta agli antichi Daci che credevano nell’immortalità dell’anima, e consideravano  la morte un modo per ricongiungersi a Zalmosside, il loro Dio.

E’ costume in Romania, vegliare il defunto per tre giorni e tre notti, perchè vi è la convinzione che se lasciato solo possa finire in un oltretomba triste. E per tutta la durata della veglia si mangia, si beve, si gioca a carte, si raccontano aneddoti divertenti.

Dopo questo periodo, la bara, aperta (e spesso caricata su carretti, macchine con il portellone aperto, che si sostituiscono in alcuni casi ai carri funebri) viene portata in chiesa per la benedizione del pope.

Questo per dire che la vita viene celebrata più della morte, e il cimitero di Săpânţa, con il suo originale modo di esorcizzare la morte, è diventata patrimonio mondiale dell’Unesco.

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Tutte le tombe sono caratterizzate da una croce di legno, colorata di azzurro (da cui è nato l’azzurro di Săpânţa), sulle quali vengono riportati epitaffi  che, con una spiccata ironia, raccontano la vita del defunto. Tutti sono in rima e alcuni sono davvero divertenti, come quello della suocera che recita:

suocera

“Sotto questa pesante croce riposa la mia povera suocera.

Se avesse vissuto altri tre giorni

c’ero io sotto e lei sopra a leggere.

Non svegliatela altrimenti mi sgrida di nuovo.

Resta qui mia cara suocera”

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“Per quanta vita nel mondo passata

me la sono sempre cavata

in Italia sono andato a lavorare

per poter i miei figli laureare.

Quando tutto si è aggiustato

una malattia via mi ha portato

facendoti arrabbiare, moglie mia Irina,

ti lascio ai figli vicina”

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“Io qui riposo

mi chiamo Toador Băsu

per tutta la vita che ho passato

capre, pecore, vitelli e agnelli ho macellato

in carne e salsicce li ho trasformati

e dalle signore sono stati acquistati.

Ho lasciato la vita all’età di 61 anni

E altri, come una sorta di Antologia di Spoon River, raccontano la vita che avrebbero voluto avere..

A iniziare questa tradizione fu  un contadino del villaggio, Stan Ion Patrăş, scultore, pittore e poeta locale che negli anni 30 iniziò a scolpire e adornare queste croci. L’artista  realizzò centinaia di simili lapidi fino al 1977, anno in cui morì. Da allora il suo lavoro viene continuato dal suo apprendista, Dumitru Pop Tincu.

Quest’ultimo si trova spesso a dover fronteggiare eccessi di richieste, molte sono le prenotazioni di chi ha il desiderio di trascorrere il post mortem in questo luogo. E non solo gli abitanti del paese, ma anche turisti americani, tedeschi, ed… italiani!

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Le Terme di Bucarest, diamo i numeri!

thermeInaugurato appena un mese fa,a soli 15 km da Bucarest, e a 5 dall’aeroporto, si trova il centro termale più grande d’Europa,su una superficie di 250.000 mq. Un investimento di ben 50 milioni di Euro!Un’avveniristica struttura interamente di vetro di 30.000 mq di cui 3000 di piscine.Ci si arriva in macchina ,  taxi, oppure col servizio navetta.

Divisa in tre zone, Galaxy, The Palm ed Elysium è una vera fabbrica del relax, ma non è questo che mi ha colpita, me lo aspettavo. Quello che invece mi ha davvero sorpresa è stata la tecnologia e la cura nei dettagli.

E si vede già dall’entrata. Dopo aver pagato il biglietto d’ingresso che varia da un minimo di 39 lei (9 euro) ad un massimo di 89 (20), a seconda delle zone e del tempo, viene dato una specie di braccialetto dotato di chip, con stampato un numero di 4 cifre che corrisponde al proprio armadietto.

armad (2)Se necessario, sono disponibili armadietti con spine, o Qi, la tecnica che permette di ricaricare il cellulare col sistema ad induzione elettromagnetica.

Con questo dispositivo al polso, passato sui led, è possibile passare da un settore all’altro, o pagare gli extra (massaggi, cibo, bevande)…come sulle navi da crociera!

Un sistema di ventilazione impedisce che tutti i vetri della struttura (saune comprese) possano appannarsi. Altre ventilazioni si trovano negli armadietti, ed altri intorno alle piscine, per appendere i teli, in modo da essere sempre asciutti.

Le docce, obbligatorie prima di entrare in piscina, sono di marmo di ardesia proveniente dal Brasile.

La zona Galaxy è l’unica in cui hanno accesso anche i bambini, motivo per cui è la più frequentata. Sulle pareti, stampate ad alta risoluzione, le immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble.

toboga (2)Qui oltre numerosi toboga (1,3 km) è presente una piscina di 560 mq, in cui si alternano 6 tipi di onde, così da simulare 6 mari diversi.

Proprio qui sotto si trova il pozzo che alimenta il centro termale, trovato ad una profondità di 3100 m (come la Calea Victorei). Pare che in realtà stessero perforando alla ricerca di idrocarburi…

Qui l’acqua, trattata con ozono purificato (niente odore di cloro), viene cambiata ogni 4 ore. Chiedo lumi. Mi dicono che in profondità essa è di 85 gradi, quindi per una questione di risparmio energetico, si preferisce portare su acqua calda piuttosto che riscaldarla in loco. Quella eliminata finisce nei laghetti esterni e in alcuni impianti di depurazione. Geniale!

touch toboga (2)Un piccolo touch screen all’interno dei toboga permette di scegliere le luci e la musica che si desiderano nel tunnel al momento della discesa.

Nella zona The Palm, si è immersi in un enorme palmeto, con centinaia e centinaia di orchidee, la temperatura ricorda quella delle serate estive. Al calar del buio l’atmosfera cambia totalmente, un sistema di 4000 m di cavi assicura migliaia di piccoli punti luce con un effetto bellissimo.

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Qui una piscina centrale permette l’accesso all’esterno attraverso una porta girevole. Fuori, Jacuzzi e docce a spruzzi caldi si alternano. E’ possibile stare immersi nell’acqua sdraiandosi su superfici da cui escono getti di acqua calda, piacevolissimo, specie di notte, sotto le stelle.

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Nell’Elysium, si trovano le saune, con temperature diverse e tutte a tema. L’Himalaya ha le pareti di sale rosa, Alhambra in stile moresco, Hollywood con sala cinema (proiezioni di corti da 7 minuti), Provence con aromaterapia, ecc.

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E dopo la sauna? Una bella doccia fredda nella stanza chiamata Calle.

Due sono i ristoranti, uno à la carte e l’altro self service. Quest’ultimo offre una bella varietà di menù a prezzi più che contenuti. Un esempio? 19,90 lei (5 euro) per un pollo tandoori e riso basmati e 6,9 lei (meno di 2 euro) per un bicchiere di vino…

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Come sempre, in questi luoghi le foto sono poco esplicative. Consiglio di guardare questo video, dove oltre ad avere un meraviglioso colpo d’occhio, si assiste ad un evento simpatico. L’orchestra sinfonica di Bucarest, a sorpresa, in accappatoio e bermuda, si è esibita offrendo un breve concerto ai bagnanti….

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Il giardino di Brâncuși a Targu Jiu

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Targu Jiu si trova in Oltenia, a circa 300 km da Bucarest, ed ospita all’aperto le opere del grande scultore Constantin Brâncuși .
Nato il 19 Febbraio del 1876 (quest’anno ricorrono i 140 anni) nel villaggio di Hobitza, non lontano da quì. Dopo aver studiato arte a Craiova e in seguito a Bucarest, nel 1904 si reca a Parigi, a piedi, impiegando circa due mesi.
Qui, i suoi amici sono August Rodin, Amedeo Modigliani, Henri Matisse, Marcel Duchamp e Henri Rousseau.
Sempre alla ricerca del signifcato dei simboli e della spiritualità arcaica della sua terra rumena, come lo descrive lo storico delle religioni Mircea Eliade,  Brâncuși è apparso  ad altri come lo spregiudicato ideatore di oggetti scandalosamente in bilico tra la forma e l’informe, tra arte e non arte.
constantin_brancusi-bird-in-spaceCurioso il caso giudiziario del 1926, legato all’esportazione di una sua opera d’arte astratta, evento noto con il nome di «Caso Brâncuși». Un processo contro le Dogane degli Stati Uniti per stabilire se la sua scultura “Uccello nello spazio” fosse soggetta ad imposta (240 dollari)in quanto manufatto o dovesse essere considerata un’opera d’arte.
Circa 10 anni prima Marcel Duchamp, aveva inviato un orinatoio alla mostra della Society of Independent Artists, presentandolo come “Fontana” e la questione di dover porre un limite alle possibilità dell’interpretazione e dell’autonomia artistica ritorna con forza negli interrogatori della corte.
Brâncuși ha dedicato le opere monumentali di Targu Jiu alla memoria dei caduti nelle lotte per la difesa della città, durante la prima guerra mondiale. Tornato nel Paese nel 1937 , in un anno, ha realizzato più opere all’aperto lungo la strada chiamata oggi “La via degli Eroi”.
Su questa strada, chiamata anche “L’Asse Brâncuși ”, si trova il ponte dove, il 14 ottobre 1916, dopo duri combattimenti, la popolazione della città è riuscita a bloccare le truppe tedesche. Vicino al ponte, sulla riva dello Jiu, c’è il Parco dove si trovano le sue opere scolpite in pietra.
images poarta masa_tacerii-2All’ingresso c’è la „Porta del Bacio”, posto in cui, tradizionalmente, si fanno fotografare gli sposi. Sulla stradina dietro la Porta, si trovano da una parte e dall’altra, delle sedie di pietra, a forma di clessidra e alla fine un’altra opera di Brâncuși  – Il Tavolo del Silenzio – circondato da dodici sedie rotonde di pietra, sempre a forma di clessidra.
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 Al polo opposto dell’asse si trova la famosa Colonna senza fine, alta 30 metri e formata da moduli di bronzo, a forma di clessidra, illuminata di notte da fari, come tutte le sue sculture a Târgu Jiu. Le sue opere non hanno mercato. Sono tutte nei più grandi musei come il Guggenheim Museum di New York, la National Gallery of Art di Washington, il Museum of Modern Art di New York , il museo Penny Guggenheim di Venezia, e naturalmente quello di Arte Nazionale Rumena di Bucarest.
E’ morto ricco e famoso, ma con poche cose, quelle che poi verrano trovate nel suo studio. Qualche libro, qualche disco di musica classica. E poi appunti sparsi su quaderni e foglietti, sui banchi di lavoro, tra le sculture e la polvere di marmo. Frasi e riflessioni raccolti nello straordinario volume “Aforismi”.

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A Sinaia, Peleş, il castello delle meraviglie

 

peles-iarna 2Quando si arriva ai piedi del castello di  Peleş si resta a bocca aperta, sembra proprio quello delle fiabe! Nel bel mezzo di una foresta montana, nei pressi di Sinaia, località sciistica che dispone di ben 22 km di piste, è preferibile visitarlo in inverno. La neve ne accresce il fascino.

Esternamente tipico esempio di architettura bavarese,all’interno diversi stili si accostano  magicamente di tra loro, barocco, neorinascimentale tedesco e italiano e perfino rococò.

Inaugurato nel 1883 da Carlo I di Romania, ha il primato di essere il primo maniero al mondo alimentato completamente con energia elettrica prodotta in loco.

All’ingresso vi è la statua di Carol I di Raffaello Romanelli, lo stesso della statua equestre di Carlo Alberto dei giardini del Quirinale.

peles entrataHa una superficie di 3.200 metri quadrati,  160 stanze, ognuna con un tema che rispecchia diverse culture del mondo. Questi variano a seconda della funzione (uffici, biblioteche, armerie, gallerie d’arte) o per stile (fiorentino, turco, arabo, francese, imperiale). Tutte le camere sono estremamente e lussuosamente arredate, decorate nei minimi dettagli.I  lampadari sono in vetro di Murano,  le porcellane di Sèvre, e alle pareti pelli di Cordoba.

Si tratta della residenza preferita di Carlo I ma soprattutto di sua moglie Elisabetta di Wied,  scrittrice conosciuta col nome d’arte di Carmen Sylva.

sinaia morescaQuest’ultima ha seguito personalmente i lavori, per i quali sono stati necessari 400 artigiani, provenienti da tutta Europa, e così annotava nel suo diario:” Gli italiani erano muratori, i romeni costruivano terrazze, gli albanesi e i greci lavoravano la pietra, i tedeschi e gli ungheresi lavoravano il legno. I turchi costruivano mattoni. Gli ingegneri erano polacchi, mentre gli scalpellini erano cecoslovacchi. I francesi erano disegnatori, gli inglesi erano alle misure. Si potevano osservare centinaia di costumi nazionali e parlavano, litigavano e cantavano in quattordici lingue in tutti i dialetti e desinenze, un mix gioioso di uomini, cavalli, carri, buoi e bufali domestici.”

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Il castello ha avuto il suo periodo di gloria,  quando ha ospitato, oltre a re ed imperatori (tra cui Francesco Giuseppe I d’Austria e l’imperatrice Sissi, grande amica di Elisabetta) anche tanti grandi artisti dell’epoca: Sarah Bernhardt, George Enescu, Pierre Loti, Gustav Klimt (che ha dipinto le pareti della sala del teatro in cui, per la prima volta in Romania è stata proiettata una pellicola cinematografica).

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Elisabetta, era una grande mecenate ed  uno spirito piuttosto anticonformista per l’epoca, è sua questa frase: ” La moda è fatta per le persone prive di gusto, l’ etichetta per le persone sprovviste di educazione, e le chiese per quelli che non hanno religione” .

E’ un giro piuttosto lungo, quasi tutte le stanze sono visitabili, ed in ognuna ci si sofferma ad ammirarne i particolari.

Una volta usciti, si passa davanti alla residenza di Peleşor, di gran lunga più modesta, voluta da Maria (di Sassonia-Coburgo, nipote della Regina Vittoria, moglie di Re Ferdinando). Qui si trova una stanza tutta d’oro , le cui pareti sono interamente ricoperte da foglie di cardo, simbolo della Scozia,la sua patria.

 

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Ma le meraviglie di Sinaia non finiscono qui. A questo punto vale la pena raggiungere l’Hotel Ioana, all’interno del quale c’è uno dei ristoranti più spettacolari di tutta la Romania, il Forest. Costruito nel bel mezzo di una foresta, e quando dico in mezzo significa che si è tra gli alberi, che continuano a crescere indisturbati tra i tavoli. Il pavimento di legno, sospeso a mo’di palafitta, è fatto a soppalchi che delimitano le zone del ristorante. Difficile da descrivere e nessuna foto è capace di mostrare lo spettacolo che offre.Occorre andarci!

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La Transilvania è in cima alla top ten delle regioni turistiche consigliate dalla Lonely Planet per 2016, c’è da stupirsi?

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