A Sinaia, Peleş, il castello delle meraviglie

 

peles-iarna 2Quando si arriva ai piedi del castello di  Peleş si resta a bocca aperta, sembra proprio quello delle fiabe! Nel bel mezzo di una foresta montana, nei pressi di Sinaia, località sciistica che dispone di ben 22 km di piste, è preferibile visitarlo in inverno. La neve ne accresce il fascino.

Esternamente tipico esempio di architettura bavarese,all’interno diversi stili si accostano  magicamente di tra loro, barocco, neorinascimentale tedesco e italiano e perfino rococò.

Inaugurato nel 1883 da Carlo I di Romania, ha il primato di essere il primo maniero al mondo alimentato completamente con energia elettrica prodotta in loco.

All’ingresso vi è la statua di Carol I di Raffaello Romanelli, lo stesso della statua equestre di Carlo Alberto dei giardini del Quirinale.

peles entrataHa una superficie di 3.200 metri quadrati,  160 stanze, ognuna con un tema che rispecchia diverse culture del mondo. Questi variano a seconda della funzione (uffici, biblioteche, armerie, gallerie d’arte) o per stile (fiorentino, turco, arabo, francese, imperiale). Tutte le camere sono estremamente e lussuosamente arredate, decorate nei minimi dettagli.I  lampadari sono in vetro di Murano,  le porcellane di Sèvre, e alle pareti pelli di Cordoba.

Si tratta della residenza preferita di Carlo I ma soprattutto di sua moglie Elisabetta di Wied,  scrittrice conosciuta col nome d’arte di Carmen Sylva.

sinaia morescaQuest’ultima ha seguito personalmente i lavori, per i quali sono stati necessari 400 artigiani, provenienti da tutta Europa, e così annotava nel suo diario:” Gli italiani erano muratori, i romeni costruivano terrazze, gli albanesi e i greci lavoravano la pietra, i tedeschi e gli ungheresi lavoravano il legno. I turchi costruivano mattoni. Gli ingegneri erano polacchi, mentre gli scalpellini erano cecoslovacchi. I francesi erano disegnatori, gli inglesi erano alle misure. Si potevano osservare centinaia di costumi nazionali e parlavano, litigavano e cantavano in quattordici lingue in tutti i dialetti e desinenze, un mix gioioso di uomini, cavalli, carri, buoi e bufali domestici.”

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Il castello ha avuto il suo periodo di gloria,  quando ha ospitato, oltre a re ed imperatori (tra cui Francesco Giuseppe I d’Austria e l’imperatrice Sissi, grande amica di Elisabetta) anche tanti grandi artisti dell’epoca: Sarah Bernhardt, George Enescu, Pierre Loti, Gustav Klimt (che ha dipinto le pareti della sala del teatro in cui, per la prima volta in Romania è stata proiettata una pellicola cinematografica).

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Elisabetta, era una grande mecenate ed  uno spirito piuttosto anticonformista per l’epoca, è sua questa frase: ” La moda è fatta per le persone prive di gusto, l’ etichetta per le persone sprovviste di educazione, e le chiese per quelli che non hanno religione” .

E’ un giro piuttosto lungo, quasi tutte le stanze sono visitabili, ed in ognuna ci si sofferma ad ammirarne i particolari.

Una volta usciti, si passa davanti alla residenza di Peleşor, di gran lunga più modesta, voluta da Maria (di Sassonia-Coburgo, nipote della Regina Vittoria, moglie di Re Ferdinando). Qui si trova una stanza tutta d’oro , le cui pareti sono interamente ricoperte da foglie di cardo, simbolo della Scozia,la sua patria.

 

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Ma le meraviglie di Sinaia non finiscono qui. A questo punto vale la pena raggiungere l’Hotel Ioana, all’interno del quale c’è uno dei ristoranti più spettacolari di tutta la Romania, il Forest. Costruito nel bel mezzo di una foresta, e quando dico in mezzo significa che si è tra gli alberi, che continuano a crescere indisturbati tra i tavoli. Il pavimento di legno, sospeso a mo’di palafitta, è fatto a soppalchi che delimitano le zone del ristorante. Difficile da descrivere e nessuna foto è capace di mostrare lo spettacolo che offre.Occorre andarci!

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La Transilvania è in cima alla top ten delle regioni turistiche consigliate dalla Lonely Planet per 2016, c’è da stupirsi?

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Gli “zampognari” romeni, tradizioni natalizie.

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Si sentono arrivare da lontano per il fracasso di tamburi, bastoni, campane e fischietti, avanzano danzando in gruppo, alcuni travestiti da orsi, altri suonando, altri battendo il suolo coi bastoni.

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Eseguono una danza ancestrale che ha origine dal culto geto-dacico dell’orso, considerato un animale sacro perché legato ai ritmi della natura. L’orso che va in letargo in inverno (ed è capace di vincere il freddo) e si risveglia a primavera rappresenta il ciclo delle stagioni, la morte e la rinascita, l’arrivo di un anno nuovo.  E’ anche dotato della virtù di allontanare il male e di guarire.

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Jocul ursului, o dansul ursului, si celebra soprattutto in Bucovina, dove assume le dimensioni di una festa di paese, ma anche a Bucarest è facile vederlo e gli spettatori ricambiano i danzatori con una piccola offerta in denaro, grappa, vino o cibo.

Gli uomini travestiti da orso (un tempo erano veri orsi  ammaestrati) danzano, simulando la vita libera che hanno in natura, le loro pelli sono adornate di nappe rosse e borchie,  sono preceduti da un “capitano”, un domatore d’orsi, e accompagnati dai suonatori di tamburi e da coloro che battono il terreno con lunghi bastoni, lo scopo è quello di sprigionare il calore che si cela sotto terra e farlo uscire per rendere la terra più fertile per la primavera che verrà.

Buon anno!

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Il Museo dell’Aviazione di Bucarest

muzeulIl Museo Nazionale dell’Aviazione (Muzeul Aviatiei) di Bucarest, è uno di quei luoghi che nonostante la mancanza, quasi assoluta, di fondi da parte dello Stato continua a resistere.

Questo, purtroppo, è ben evidente a giudicare dal completo stato di abbandono dei velivoli parcheggiati all’esterno degli hangar. Un parco dove attrezzature, elicotteri ed aerei militari di interesse unico sembrano buttati lì in preda a ruggine e intemperie. Inoltre non vi è nessun tipo di informazione, occorre affidarsi alla rete (la propria, è uno dei pochi posti di Bucarest in cui non c’è wifi). Io ho avuto la fortuna di trovarmi in compagnia di Carlo, amico esperto in materia che ha  fornito interessanti informazioni.
antiaereacarlo E’ uno di quei luoghi, dove gli appassionati del genere possono trovare esemplari ormai unici al mondo (al pubblico).

sniperTra questi il MIG-29 (Mikoyan-Gurevich) Sniper,(nome in codice NATO Fulcrum) un vero gioiello dell’aviazione militare rumena. Cacciabombardiere di quarta generazione, è entrato in servizio operativo in URSS nel 1983, ed esportato in più di 30 paesi. I negoziati tra Romania ed Unione Sovietica ne prevedevano l’acquisto di 45 esemplari, ma di questi solo 21 hanno raggiunto il suolo rumeno, di cui i primi 4 appena qualche mese prima della rivoluzione.

mig 15Il Mig 15 (Fagot), degli anni ’50, impiegato da tutte le forze aeree appartenenti al Patto di Varsavia. Venne usato nelle ultime fasi della Guerra civile cinese, quando Mao Zedong chiese aiuti all’Unione Sovietica. L’abbattimento di un Lockheed P-38 Lightning del Kuomintang, segnò la prima vittoria di questo Mig.

In seguito ne venne fatto largo uso durante la guerra in Corea,dove per anni la partecipazione di equipaggi sovietici alla guerra di Corea fu oggetto di sospetti da parte delle forze delle Nazioni Unite, ma venne sempre smentita dall’Unione Sovietica. Con la fine della Guerra Fredda, i piloti sovietici che parteciparono al conflitto iniziarono a rivelare il loro coinvolgimento.

Gli aerei sovietici vennero dipinti con insegne nordcoreane o cinesi e i piloti indossarono uniformi della Corea del Nord o abiti civili per non svelare la loro vera nazionalità. Per le comunicazioni via radio, vennero fornite della schede con le parole di uso comune in aeronautica in coreano trascritte foneticamente e riportate in caratteri cirillici. Questi espedienti non durarono a lungo, in quanto lo stress dei combattimenti aerei portò i piloti ad usare comunemente il russo. Ai piloti sovietici venne comunque proibito di sorvolare linee aeree dove potevano essere catturati,  che avrebbe indicato un coinvolgimento della Unione Sovietica nella guerra, contrariamente a quanto dichiarato a livello ufficiale.

Negli anni ’50 i MiG-15 dell’URSS e i loro alleati del Patto di Varsavia in molte occasioni intercettarono aerei delle forze aeree NATO durante le ricognizioni nel loro territorio o vicino ad esso. Questi incidenti terminavano spesso nell’abbattimento di uno o l’altro aereo.

mig 17Ed ancora il  MiG-17(Fresco),  caccia sovietico degli anni cinquanta che trovò ampio impiego in tutte le aeronautiche del blocco socialista. Due MiG-17 ebbero il “battesimo del fuoco” il 29 luglio 1953, quando un Boeing RB-50 penetrò nello spazio aereo sovietico vicino a Vladivostok. Il Boeing fu abbattuto ed ufficialmente tutto l’equipaggio morì, ma vi furono voci che qualcuno dei piloti sopravvisse, fosse stato interrogato e poi giustiziato. I due piloti dei MiG furono decorati per l’azione.

Esso fu ampiamente esportato verso i Paesi satelliti o “clienti” degli URSS. Gli egiziani volavano con il MiG-17 durante la guerra contro inglesi, francesi ed israeliani per il canale di Suez nel 56′, contro i Dassault Mystere IV degli israeliani. Vennero usati nella Guerra dei sei giorni ed in quella del Kippur.

L’apice della carriera del MiG-17 arrivò in Estremo Oriente. Quando gli Stati Uniti iniziarono la guerra aerea contro il Vietnam del Nord, nel 1964.

L’Africa fu un altro campo di battaglia per il MiG-17, cominciando con la guerra civile nigeriana del 1969. Varie nazioni arabe erano passate al MiG-17 e così pure il governo nigeriano filo-arabo che lo utilizzò contro la regione cristiana del Biafra.

Tra gli elicotteri, oltre al Puma, è possibile ammirare un modello di  MI-8, del tipo di quello usato da Ceausescu.

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Per l’interno del museo, è bene avere un abbigliamento adeguato, è come una cella frigorifera,dentro fa più freddo che fuori.

Qui è possibile conoscere la storia di Hernri Coanda, nome che agli stranieri ricorda solo l’aeroporto di Bucarest, ma che in realtà è stato un vero pioniere dell’aviazione.

Il primo a costruire un aereo a reazione (Jet) nel 1910 e scopritore dell’effetto Coanda, ovvero la tendenza di un getto di fluido a seguire il contorno di una superficie vicina.

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Brasov

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Brasov è una pittoresca cittadina medievale fondata dai cavalieri teutonici nel 1211 e fortificata dai Sassoni.

Le mura che la circondano sono state costruite nel XV secolo, sono alte 12 metri e lunghe 3 km, ed hanno 7 bastioni.

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E’nel cuore della Romania, a 170 km da Bucarest ed è tra i luoghi più frequentati dai turisti. Stando alle statistiche condotte dall’ Eximntur, solo nei primi otto mesi di quest’anno, ne sono arrivati 600.000 , che tradotto in termini economici significa, circa 170 milioni di euro, non male…

Costruita ai piedi del Monte Tampa, raggiungibile in funivia, sulla  vetta spicca il nome della città in caratteri Hollywoodiani.

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La piazza principale, Piata Sfatului, circondata da case in stile rinascimentale e barocche, ospita al centro la Casa Del Consiglio, dalla sua torre con orologio una trombetta annunciava gli eventi cittadini importanti, feste, giostre cavalleresche, cerimonie civili e religiose, tradizione che oggi è stata ripresa.

 

Una  leggenda  associa proprio questa piazza alla nota fiaba dei fratelli Grimm, I bambini di Hamelin, meglio conosciuta come Il pifferaio magico. Una vecchia versione della fiaba narra che i bambini scomparsi dalla città tedesca al seguito del pifferaio fossero poi ricomparsi quì.

bisericaUn rappresentativo monumento del Medioevo è la Chiesa Nera (Biserica Neagra), chiamata così perchè venne incendiata dagli austriaci nel XVII sec, prima di allora, ai tempi della Riforma Luterana si chiamava Santa Maria. Ospita la più completa collezione di tappetti orientali e un organo a 4000 canne.

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Vicino alla chiesa si può percorrere la strada della Fune (Strada Sforii), costruita secoli fa, larga solo 83 cm, pare che sia la più stretta d’Europa.

 

 

 

Nel complesso di San Nicola,si trova la prima scuola rumena (dell XI sec) e la prima tipografia(1500). Qui sono conservati testi importantissimi in Slavone (lingua erudita dell’epoca,un rumeno con caratteri cirillici) donati da personaggi illustri come la figlia di Pietro il Grande. Ho avuto la fortuna di essere accompagnata nella visita da Vasile Olteanu,curatore del museo da 40 anni,e autore di molti libri sull’argomento (parla cinque lingue).Mi ha raccontato di Aldo Moro, che è rimasto ben due ore in questo piccolo museo.E poi di Berlusconi,che ha fatto la stessa visita, ma ha impiegato 10 minuti!

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Una breve sosta va fatta anche al monumento degli eroi del 15 Novembre 1987, data poco conosciuta da noi, ma che ha annunciato l’imminente collasso del sistema comunista.In quei giorni, molti operai stremati dai ritmi di lavoro, dopo aver appreso che il salario avrebbe subito una decurtazione del 30%, dichiararono sciopero e scesero in piazza. Per la prima volta si udirono le parole dell’attuale inno rumeno, Desteapta-te romane, allora proibito.

Implacabili intervennero le forze speciali dell’esercito, arrestando, deportando ed in seguito torturando i manifestanti.

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Dopo il crollo della dittatura, i superstiti, usciti di prigione, ma con ancora i segni delle sofferenze, fondarono l’associazione „15 Novembre 1987”, di cui il presidente onorario è niente di meno che Vladimir Bukovski, noto scrittore e dissidente russo,che denunciò gli abusi commessi negli istituti psichiatrici sovietici nei confronti degli oppositori politici.

Passeggiare per le strade di Brasov è molto piacevole, soprattutto nel periodo natalizio, in cui i mercatini danno un tocco magico a questa cittadina che già di suo sembra uscita dalle fiabe.

provettaI ristoranti e caffetterie hanno quasi tutti un’aria bohemienne, e ne segnalo i due che non si devono assolutamente perdere: il Festival 39, completamente arredato con oggetti d’antiquariato, luci soffuse e soppalco.

E il Dr. Jekelius, è divertente prendere un aperitivo servito in una provetta all’interno di un’antica farmacia.

Un ultimo suggerimento….Ristorante Dei Frati vicino Piata Sfatului, tagliolini al tartufo da urlo!

 

 

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Sibiu, dove i tetti strizzano l’occhio alla Merkel

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Sibiu ( Hermannstadt), nell’omonimo distretto, conosciuto come la porta sud della Transilvania, merita una visita, e non solo per apprezzarla turisticamente, ma per il suo aspetto socio-culturale.

Fondata nel 1190, dai coloni della Renania,su un probabile castro romano, fin dall’antichità si è sempre affermata come importante centro commerciale, economico e culturale. Tradizioni perpetuate anche  in seguito e che hanno fatto si che  fosse designata Capitale Europea della Cultura nel 2007.

johannis Klaus Johannis, rumeno di origini tedesche,per ben 14 anni ne è stato il sindaco,lasciando una significativa impronta, dal 2000 al 2014. Poi ha abbandonato l’incarico per ricoprirne uno ben più importante, ora è Presidente della Romania. Ma come lui stesso ama ironicamente ricordare, in realtà non ha vinto le elezioni, è stato il suo avversario (Victor Ponta) che ha perso!

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Ho volutamente  sottolineato questo aspetto, perchè  Sibiu, più delle altre  cittadine  di origini sassoni, sono sette in tutto, è la più teutonica di tutte, lo si percepisce subito, e non è solo una questione di urbanistica e stile architettonico. Le scritte”deutsches”sono dappertutto, è a tutti gli effetti la seconda lingua. Vi sono ben due librerie tedesche..

Un aeroporto internazionale collega la città quasi esclusivamente con la Germania e con la sua sorella minore, l’Austria, motivo per cui vi è una forte presenza di tedeschi, sia per turismo, sia per affari. Lo stesso Johannis sta prendendo accordi per incrementare l’industria, soprattutto quella automobilistica, e a questo scopo sta promuovendo indirizzi scolastici compatibili con le nuove esigenze. Venire a produrre in Romania offre vantaggi ad entrambi.

Di conseguenza, Sibiu rappresenta un modello, che sia positivo o no, dipende dai punti di vista, certo è che è diversa dalle altre città rumene.

I locali sono più sobri, la musica ha un volume contenuto, si vedono meno tacchi e non ha una gran vita notturna. Sappiamo tutti che i tedeschi non amano fare tardi e che, all’alba, sono pronti (qui senza alpenstock, non siamo in montagna) ad esclamare “guten morgen!” davanti ad un piatto di cremwurstel servito a colazione…

Divisa tra città bassa e città alta, collegate dal ponte “delle bugie”, nome dato perchè pare che proprio in questo luogo i cadetti erano soliti fare promesse alle fanciulle…

 

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Nella parte alta, il centro si sviluppa intorno  a due piazze, una piccola (Mica) e l’altra grande (Mare). Quest’ultima circondata da splendidi palazzi come il Brukenthal, sede di uno dei musei più antichi dell’Europa centrale, aperto al pubblico dal 1817. Quì si trova la grande raccolta di opere del barone Samuel Von Brukenthal, che al servizio di Maria Teresa d’Austria, ha trascorso una vita a collezionare capolavori, tra cui pittori fiamminghi, Tiziano, Van Eyck, i Bruegel, ecc.

Accanto, la Primaria, uno splendido edificio in art nouveau, ex banca, e dal 2006 sede del Municipio.A seguire la Torre del Consiglio, una delle torri di difese facente parte di una delle cinte murarie di fortificazione.

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Attraverso questa, mediante una galleria (di cui Sibiu è piena) si accede alla Piazza Mica. Quì è possibile visitare il primo laboratorio omeopatico del mondo, creato proprio da Samuel Hahnemann, che in questo luogo ha vissuto due anni, al seguito di Brukenthal.

Sotto uno dei palazzi di questa piazzetta è bene fare una piccola pausa caffè nella libreria Habitus, un gioiellino.

A due passi da qui la grande cattedrale Evangelica, del XIV secolo, con la sua imponente torre di 73 metri.

Ma la cosa più suggestiva di Sibiu sono i tetti, hanno una particolarità unica, osservano! E’ un sistema di lucernai destinati all’aerazione delle case, ma la forma è proprio quella di un occhio, e la sensazione è proprio quella di..essere osservati.

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Nei secoli questi occhi ne hanno viste di tutti i colori, soprattutto quelli dei palazzi in piazza Mare, dai roghi delle streghe alle esecuzioni con la ghigliottina. Per fortuna ora gli spettacoli a cui assistono sono qualitativamente e culturalmente superiori. Proprio in questo slargo vengono proposte le manifestazioni più belle, come il Festival Internazionale del Teatro, a Giugno, che propone artisti di gran fama. Quest’anno anche l’Italia è stata rappresentata con la Carmen tutta napoletana di Mario Martone ed impersonata da Iaia Forte.

Altra importante manifestazione che si tiene qui è il Festival Jazz, che ha una storia curiosa. E’ nato nei primi anni 70 (come quello di Montreux, incredibile!), in pieno regime comunista. Questa cosa mi è sembrata subito strana, ma poi ho letto che in realtà il jazz era una delle passioni di Nicu Ceausescu (forse la più sana), e fino all’89 ne è stato il più grande finanziatore ed organizzatore.

Cosa comprare in Romania

Spesso mi diverto, controllando le statistiche di questo blog, a vedere quali sono le parole chiave che una volta  inserite in Google  portano  a visitare queste pagine. Ce ne sono di divertentissime, come “vecchia stufa rumena in ceramica”, oppure “abito da sposa rumeno”, ma le più frequenti in assoluto sono “Dracula”(non avevo dubbi) e “cosa comprare in Romania”.

Ecco, è bene spendere due parole per quello che riguarda lo shopping in Romania.

Tralascio i negozi di souvenir, dove la “paccottiglia” a tema Dracula, a mio avviso, serve solo a ad intasare le scrivanie…

Vediamo quali sono le cose veramente tipiche.

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Prima tra tutte la ie, ovvero la tradizionale camicetta rumena. Indumento preferito della Regina Maria, che era solita portarla nelle occasioni ufficiali. E’ stata resa famosa da Henry Matisse, nel suo dipinto del 1940, che a sua volta ha ispirato Yves Saint Laurent, Jean Paul Gaultier e Tom Ford che ne hanno dato una propria versione.

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Ha una storia antichissima, può essere di lino o cotone, ed è ricamata a mano. I disegni rappresentano dei simboli magici che, cuciti con precisione ad ogni punzonatura avevano lo scopo di proteggere chi indossava la camicia dagli spiriti cattivi, dagli incantesimi, e dalla malasorte. E’davvero carina.

La si può trovare, oltre che nei negozi di souvenir (a prezzi maggiorati), nei mercatini, come ad esempio quello sul retro del Muzeul Taranului, che c’è ogni fine settimana.

Altra cosa da comprare è la marmellata di prugne (magiun de prune), la Topoloveni, una vera roba da intenditori.  Al 100% naturale, senza zuccheri aggiunti e senza additivivi.E’ l’unico prodotto romeno in possesso della certificazione europea “Indicazione Geografica Protetta”, preparata secondo una ricetta  vecchia di 100 anni, tramandata di generazione in generazione. Ha ottenuto molti riconoscimenti  all’estero, grazie alle sue qualità,  ed è stata inoltre inserita nella lista di alimenti che possono essere richiesti da qualsiasi truppa Nato del mondo.

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La Fabbrica di Topoloveni propone una vasta gamma di varietà di confetture, dolcificate con succo di mele biologiche, tra cui quelle di rapa tedesca, fragole, amarene, mirtilli, ribes, noci verdi o fiori di acacia.Si trova nei supermercati, nei negozi biologici, o nel punto vendita di Bulevardul Carol 1.

Altra cosa tipica è la ceramica di Horezu, e la cosa migliore sarebbe proprio andare ad Horezu, a meno di 200 km da Bucarest. E’interessante vedere i vasai che impastano l’argilla, modellano e dipingono le loro creazioni dalle tonalità brillanti del rosso, verde, marrone e blu.

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La si trova nei mercati, primo fra tutti Bucur Obor (il più grande di Bucarest) oppure al Muzeul Satului.

SAM_2514 Tuica de MarmuresE poi la Tuica (pronuncia Zuica), il tradizionale distillato di prugne, molto popolare in Romania, considerato che il 70% del raccolto viene impiegato per la sua produzione. Si usa per iniziare i pasti, oppure la si può gustare calda con zucchero e pepe in grani per combattere il freddo. Ma attenzione, può veramente stendere al tappeto, dato l’elevato tasso alcoolico.

La si trova nei supermercati oppure, nei mercatini (targuri), a volte anche fatta in casa.

vinuriE dolcis in fundo…i vini!  I vini rumeni sono davvero eccellenti, forse non troppo pratici da mettere in valigia, ma per fortuna, una vasta scelta la si trova anche in aeroporto, ovviamente a prezzi un po’più alti (ma non troppo). E’bene portare a casa una bottiglia di Feteasca Neagra o Chardonnay de La Cetate, un Merlot de Lacerta, o qualsiasi vino di Dealu Mare (Collina Grande),e perchè no, un Purcari della vicina Moldavia! Quest’ultimo è il preferito della Regina Elisabetta, che ogni anno ordina 1000 bottiglie di Negru de Purcari, il più pregiato.

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Lipscani

652x450_020919-lipscani23Bucarest cosmopolita, Bucarest superficiale, Bucarest corrotta, veloce, audace, demolita, ricostruita, cadente, polverosa, moderna, e ancora tanti altri aggettivi, tutti veritieri. Spesso chi ci abita si trova a discutere dei molti aspetti di questa città. Si discute sullo stile di vita, sul sistema fiscale (di gran lunga più vantaggioso di quello italiano), sul colore dell’acqua che esce dai rubinetti, sulle possibilità che offre o non offre, e i punti di vista possono essere molto differenti. Ma su una cosa ci si trova tutti d’accordo, quando alla sera si decide di andare a Lipscani, un luogo che placa ogni controversia.Si tratta del centro storico della città, dove intorno alle mura dell’antica corte principesca fatta erigere da Vlad Tepes, si sviluppa un’isola pedonale che non conosce tregua.

Il nome Lipscani viene dato nel 1750, perchè molti dei mercanti venivano da Lipsia a vendere tessuti ed altri prodotti, creando un fulcro commerciale ed artigianale. Ancora oggi le strade portano il nome dei negozi che le caratterizzavano : Blanari (dei pellicciai), Selari (dei sellai), Gabroveni (dei fabbricanti di coltelli), Sepcari (cappellai), Zarafi (dei cambiavalute), Postei (delle Poste).

2012-04-10-hanul-lui-manucQuattro locande (Hanul), ancora esistenti, ospitavano i viandanti, ma di queste solo una ha conservato l’aspetto originario di caravanserraglio, si tratta di Hanul Manuc , con una grande corte che serviva ad ospitare i cavalli con le stanze numerate “a ringhiera”. All’interno si trovano ora un ristorante libanese e Starbucks.

Negli anni del comunismo Lipscani ha subito un forte degrado, nei piani urbanistici del Conducator c’era la demolizione del quartiere in favore delle solite grosse colate di cemento, ma fortunatamente non ne ha avuto il tempo. Pur continuando ad esserci esercizi e magazzini (vuoti), il genere che più andava era la categoria Consignatia, una specie di Banco dei Pegni. Questo tipo di bottega costituiva l’unica possibilità di comprare (previa coda di ore) merce proveniente dall’occidente come jeans, scarpe e cosmetici. Era consuetudine, ricevere, per chi aveva parenti all’estero, i celeberrimi pachete di roba occidentale. Quello che non interessava al destinatario veniva appunto offerto al mercato con questo sistema.Oggi, in questa area, all’alternarsi dei soliti brand di cui l’Europa è piena, continuano ad esserci piccoli negozi antiquari,di souvenir, di abiti da sposa, calzature,ecc. Ma lo shopping non è il motivo per passeggiare a Lipscani.

Qui si viene a respirare il buonumore! Le strade che  si intersecano sono  piene di gente e di locali, e ce n’è per tutti i gusti.

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Dal Caru cu Bere (il ristorante più antico , si deve provare lo stinco), alla pizza più buona di Bucarest, Il Peccato. Dal turco Divan (che offre danza del ventre mentre si cena), al greco Meze per ascoltare il bouzouki.

E ancora pub irlandesi, ristoranti tipici rumeni, sushi,  la Cremeria Emilia (un ottimo gelato al pistacchio), per terminare con i Covrigi (Bretzel) e Gogoasi (pizza fritta), il tipico cibo “da strada”.

lip by nightE la notte? Appena passata la mezzanotte inizia la Lipscani by night. I locali si trasformano in discoteche, e la gente si moltiplica. Vi è l’imbarazzo della scelta, e se si considera che non esiste il biglietto di ingresso, si pagano solo i cocktail (media 5 euro), si fa allora il classico tour che termina alle luci dell’alba.

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Si scende nei  seminterrati come il Beluga, si sale con l’ascensore come al Nomad Sky Bar, o si attraversa  il Pasajul  Macca-Villacrosse (galleria tra due palazzi con tetto in vetro, per avventori di narghilè).

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Insomma, è uno scenario che lascia piacevolmente frastornati e che nessuno si aspetta di trovare a Bucarest, nella “triste Romania”, una Romania che in questo momento storico di crisi per il resto d’Europa, sta andando controcorrente e sta crescendo…

E’questo il motivo per cui dico che fare un giro qui serve al buonumore, è bello vedere  nuove  attività commerciali  che aprono, quando torno in Italia vedo locali che chiudono….

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