
Appena a sud di piazza Unirii, sotto il Patriarcato, per raggiungere il Parco Carol, si percorre la strada chiamata 11 Giugno. Questa data ci riporta al 1848, al giorno in cui il sovrano di Valacchia, sotto la pressione del popolo fu costretto a firmare il proclama di Islaz, ovvero la nuova Costituzione per poi abdicare in nome della democrazia.
Curioso sapere che a distanza di un secolo, in pieno regime comunista, quella strada avrebbe dovuto cambiare nome perchè ogni cosa che richiamava un accenno di idea rivoluzionaria era destinata a soccombere. Ma un qualche genio dell’epoca ha pensato bene di sostituire solo l’anno. E così, in tutto il periodo comunista l’11 giugno da ricordare diventa quello del 1948, ovvero il giorno in cui vennero nazionalizzate tutte le attività commerciali, bancarie, assicurative, ecc. (legge 119 dell’11 giugno 1948), da quel giorno ogni cosa sarebbe appartenuta allo Stato!

Al numero 36 una graziosa villa dei primi del novecento, contrasta con gli anonimi edifici che la circondano. Si tratta della casa memoriale dei coniugi Macovei.
Questi piccoli musei, considerati un po’ di serie B in quanto non attraggono molti turisti, sono a mio parere delle gemme nascoste. Sia per le collezioni d’arte che spesso si trovano all’interno sia perchè si ha la possibilità di visitare delle vere case rumene del secolo scorso. Spesso appartenute alla borghesia intellettuale o professionale della capitale. Case che hanno vissuto eventi storici importanti, ma che ci raccontano anche il quotidiano, con le loro sale da pranzo, con le loro stufe, gli specchi, i servizi di porcellane e i canapè. Trovo che tutto ciò abbia un fascino irresistibile.
Se a questo si aggiunge il piacere di stare tra le spesse e fresche mura antiche nella calura di questi giorni, la visita diventa ancora più piacevole.
La villa rappresenta una straordinaria miscela di passato e presente, un luogo d’incontro tra la storia dell’arte e la storia del comunismo rumeno. Pompiliu Macovei, fu un grande diplomatico e architetto. Membro del comitato centrale del Partito, ha lavorato come insegnante nel 1944 e nel 1945 prima di essere capo architetto della capitale, presidente dell’Unione degli architetti rumeni, ministro della cultura, viceministro degli affari esteri e ambasciatore della Romania in Italia e dell’UNESCO.
Sua moglie, Ligia era un’artista. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bucarest oltre che per i suoi quadri, viene ricordata come la più famosa illustratrice dei volumi di Eminescu e Arghezi. Ebbe una condizione piuttosto privilegiata potendo viaggiare molto accanto al marito, cosa permessa solo a pochi eletti in quegli anni bui. Questo fece si che ebbe la possibilità di conoscere molte correnti artistiche contemporanee e di esserne influenzata. Come nel caso dell’espressionismo tedesco, da cui la maggior parte delle sue opere traggono spunto.
Ma quello che più accumunava la coppia era il grande gusto per gli oggetti d’arte, che nell’arco della loro vita hanno acquistato (o ricevuto in dono), e collocato nella loro abitazione.
Quadri di Tonitza, Pallady, Grigorescu. Oggetti di enorme valore come nel caso di un guerriero della dinastia Tang o del piccolo Buddha del XVII sec. Ceramiche di Rouen e di Delft, lampade e lampadari di Murano, cristalli di Boemia. Mobili Biedermeier, una Thonet originale, credenze fiorentine del XV sec, mobili del primo Rinascimento francese, e tanti altri oggetti.
E poi una biblioteca fatta di circa 10 000 volumi di Arte, Architettura, Poesia e Filosofia, in cui i libri, divisi per argomenti sono ancora come loro li avevano disposti.
E’ davvero una collezione interessante, ma quello che è straordinario è che loro abbiano potuto raccogliere questi tesori in un periodo in cui tutte le opere d’arte venivano requisite dallo Stato, durante il comunismo a nessuno era permesso avere oggetti preziosi in casa. E questa fu una tragedia enorme perché molte cose andarono perdute, le abitazioni venivano requisite con tutto quello che c’era dentro, mobili, quadri, ecc. E tutto ciò spesso finiva in mano a persone che ne ignoravano il valore. Che peccato! Ma, come sempre accade, non a tutti viene riservato lo stesso trattamento, questa collezione ne è la prova.
Pompiliu Macovei sopravvisse a tre cambi di regime in tutta la sua lunghissima vita, restando ogni volta un uomo “del suo tempo” . Quello che mi ha colpito è che nonostante la sua importante figura nell’ambito dell’architettura non abbia lasciato nessuna opera significativa in città. Collaborò al progetto del Teatro dell’Opera e alla realizzazione dell’Aeroporto di Baneasa, ma insieme a tanti altri progettisti.
Forse una risposta riesco a darmela, immagino come possa una persona dai gusti così raffinati, aver sofferto nel veder realizzate quelle orrende opere urbane del Realismo Socialista, ma è riuscito a stare a galla e mantenere la sua posizione con tutti i privilegi che comportava.
E così, non avendo eredi, i loro tesori sono a disposizione di chi è capace di apprezzarli.
Se volete farvi guidare alla scoperta di Bucarest , quella meno conosciuta, e della Romania fuori dai soliti percorsi contattate Ursula.











Ed è proprio in questa magica latitudine che si trovano i vigneti di Dealu Mare (Colline Grandi). Una produzione vinicola che risale ai tempi degli antichi romani, che non a caso chiamavano la terra rumena “Dacia Felix”.
Nel bel mezzo di un anfiteatro di vigneti si accede in questo simpatico complesso fatto solo di legno e pietra. La prima cosa che si vede sono le graziose casette sugli alberi. Costruite tra le acacie, dotate di una comoda scalinata, hanno il pavimento di vetro!
Da lassù ho pensato al Barone rampante, quando diceva che ogni cosa vista da sopra un albero era diversa, e già solo questo per lui era un divertimento.




Come ho già raccontato in un altro
– La Santa Eucaristia non è e non potrà mai essere una fonte di malattia – ha ribattuto il Patriarca Daniele, pluridiscusso personaggio a capo della Chiesa Ortodossa rumena – E’ una fonte di nuova vita in Cristo, il perdono dei peccati, la guarigione dell’anima e del corpo –
Ma nonostante la disapprovazione di Johannis, Marcel Vela, ministro degli interni è sceso a compromessi, essendo lui stesso un uomo di fede e in stretti legami con la chiesa ortodossa firmando un curioso “protocollo” con il barbuto Patriarca. Vediamolo.
La messa sarà celebrata a porte chiuse (naturalmente) e si potrà seguire su Tv e rete. Ma il pane benedetto e la Luce Santa (i lumini), saranno chiusi in sacchetti e distribuiti da sacerdoti volontari (muniti di guanti e mascherine) a tutti coloro che ne faranno richiesta. Sugli usci, dalle finestre o ad un rappresentante nel caso di condomini.



La tecnica usata era quella di scavare sotto la struttura, creare un grande supporto di cemento armato e questo, una volta sollevato, veniva posizionato su rotaie.








Il Gradina (giardino)
Il Gradina
Anche qui (non a caso è lo stesso proprietario), una foresta con al centro un bancone bar con sopra tante bottiglie che pendono dal soffitto con delle corde. Di nuovo amache e relax totale.
Due luoghi spettacolari.
Una casa antica, ma anche qui, dall’esterno nulla lascia presagire cosa si trova all’interno. Si fanno le scale e ci si ritrova in salette arredate con mobili antichi (interbellico), libri e porcellane d’epoca. Stanze calde, accoglienti, e poi l’esterno! Tavoli e sedie in ferro battuto turchese in un giardino su due livelli.




Non amo usare il blog per pubblicizzare le attività commerciali. Amo invece trasmettere le sensazioni di fronte alle cose che mi piacciono o non mi piacciono. Ma ci sono dei luoghi e delle vicende che meritano di essere conosciuti. In più, ho sempre avuto un debole le storie di successo. Beh! Mi pare che gli elementi ci siano tutti per parlare di 
Cristian nasce a Fagaras. Negli anni ’70 sceglie la libertà, e chiede di avere il passaporto per poter lasciare la Romania e raggiungere suo fratello in Italia. Questa richiesta non gli permette di terminare gli studi, viene espulso dalla facoltà per “parassitismo”. Ma, come tutte le persone lungimiranti, ne vede il lato positivo, ovvero la possibilità di avere più porte aperte davanti a sè. Dall’Italia, con in tasca solo 60 dollari, raggiunge il Canada. Qui, non conoscendo la lingua, inizia lavando piatti o lavorando nei bar. Dopo aver imparato l’inglese trova impiego come tecnico designer di giorno e alla sera continua a lavorare nei bar.
Per farlo inizia ad acquistare terreni e chiedere permessi (l’attività più rognosa in Romania). Vende le sue proprietà. Vende una Maserati per acquistare un trattore, uno scavatore, ecc.

